Italiani! All'astuto e dondolante istrione d'oltreoceano, che con barbareschi e plutocratici cavilli invocava l'ignobile istituto dell'ordine restrittivo, l'italica donna, madre e cristiana ha risposto col silenzio granitico della stirpe! Sprezzante del biondo e minaccioso pericolo, con maschia volontà e fiera indifferenza, Ella ha tirato diritto lungo la via del dovere, ignorando le moleste provocazioni dello straniero. Un fulgido esempio di italico contegno: non curarsi del baccano transatlantico, camminare a testa bassa e... farsi i fatti propri!
Mark Rutte, olandese. Il suo «capolavoro» davanti a Trump non è andato granchè bene. Perchè, come sanno tutti gli studenti, prima di presentarsi all'esame occorre studiare.
Le confessioni di John Smith, il cittadino americano medio, sballottato da un comunicato all'altro.
Aggiornamento dal super candidato al premio Nobel per la pace. Donnie ha messo nel mirino Cuba. L'isola che, da decenni, rappresenta il simbolo di ciò che gli Stati Uniti non potranno mai essere. Il conto alla rovescia è già iniziato.
Ari Ben-Menashe, già agente del Mossad, lo afferma esplicitamente. Il mondo che conta sarebbe sotto ricatto israeliano, secondo lui. Compreso Trump. Ma non per lui: per Melania.
Mettersi a pizzicare la Cina potrebbe essere l'ultima follia del vecchio che siede alla casa Bianca. Quello che, dice, sta vincendo la guerra. Ma che costringe il mondo ad una crisi sistemica senza precedenti. Dovremo aggiornare i libri di storia: dalle vittorie di Pirro alle vittorie di Trump.
Ennesimo attentato a Trump, versione al coperto. Persino i MAGA sorridono e fanno pernacchie. Neppure il pericolo riesce a rallentare il discredito presidenziale. Nell'epoca trumpiana, sono improbabili finanche gli attentatori.
Da meravigliosa a inaccettabile può essere un attimo. Lo stesso che può cambiare un'intera strategia politica. Ma dobbiamo sempre ringraziare Donnie: se non avesse preso di mira il Papa...
Il sogno di un'indipendenza energetica assoluta rimane un sogno, ed il solito bluff americano non vale neppure la fatica di un rilancio. Non date retta a Donnie: lo stretto di Hormuz aperto serve anche a lui. Tanto.
Lavoro che va, lavoro che rimane. Ciò che si inizia deve essere finito. Ma ciò che non è stato ancora fatto, va compiuto.
Massimo Troisi aveva capito il disperante esistenzialismo americano. Se una guerra non c'è, bisogna inventarla!
Dall'unto del Signore in poi, per gli aspiranti neotiranni la spettacolarizzazione della fede religiosa non conosce pause. Nonostante Epstein files, razzismo e bombardamenti. La fede in quale dio, esattamente, comprende anche queste debolezze?
Noi abbiamo attraversato il deserto, abbiamo imparato a crescere nella pace. Gli yankees, invece, sanno fare solo una cosa davvero bene. La guerra. Ci piacerebbe che Meloni esprimesse, all'amico Donnie, lo stesso disgusto dell'arcivescovo di Chicago.
Dove eravamo rimasti? Le avranno poi trovate le testate nucleari irachene? La storia gira e rigira. Ma, poi, finisce sempre che gli yankees vengono a bombardare casa tua. E i cocci sono tuoi.
Ricordate le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein? Ahinoi, ci risiamo. Adesso tocca all'Iran, che l'atomica non ce l'ha. Ma, in compenso, ha tanto ma tanto petrolio. Proprio come l'Irak.
Se l'Iran non riuscirà a trovare un nuovo assetto istituzionale in fretta, potrebbe scoppiarci tra le mani. A quel punto, le sue schegge impazzite potrebbero farci anche molto male.
I conflitti aveva promesso di farli terminare pochi giorni dopo il suo insediamento, invece è diventato il bounty killer del pianeta. Ma il suo consenso diminuisce sempre di più: fare la guerra conviene solo a lui.
E' tutto oro quello che luccica? Le poche verità e le tante miserie nel discorso di Trump sullo stato dell'Unione.
Quasi due ore di chiacchiere. Tanta tensione e tante provocazioni. Insomma: il solito Trump.
Problema economico? Problema istituzionale? Problema politico? Una piccola guida per orientarsi nel gran mar dell'incertezza.