
Una delle preoccupazioni maggiori degli yankees, dal punto di vista politico-militare, è il rischio IRGCistan, neologismo che prende il riferimento dalla sigla delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che è per l'appunto IRGC. Ecco una piccola guida per districarsi meglio nel futuro che potrebbe riguardare Teheran. E, di conseguenza, anche noialtri.
IRGCistan
Numerosi analisti americani avvertono che l'Iran, ovviamente, non sparirà. La preoccupazione quindi è riuscire a capire in cosa potrebbe trasformarsi il paese prima che sia troppo tardi per intervenire. Il timore peggiore è che nasca un IRGCistan, ovverosia uno stato istituzionalmente fallito ma militarizzato, con migliaia di missili e droni a disposizione di comandanti locali senza più controllo centrale, pronti a colpire le basi USA in tutto il Medio Oriente ed in Israele.
L’effetto IRGCistan è un termine tecnico-giornalistico coniato da analisti di sicurezza, ed in sostanza paventa la trasformazione dell'Iran da uno stato teocratico centralizzato a un territorio frammentato e dominato da signori della guerra, più o meno orientati da dogmi religiosi.
La somalizzazione dell'Iran
L'analogia è con la Somalia o la Libia post-Gheddafi. Sebbene l'ayatollah Khamenei fosse il nemico numero uno degli USA, era anche l'unico collante di un sistema complesso, capace di reggersi su equilibri delicatissimi. Morto lui e colpiti i vertici, il potere scivola nelle mani dei comandanti locali dei Pasdaran, ovvero dell'IRGC, letteralmente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
L'IRGC non è solo un esercito, ma un impero economico e industriale. Senza una guida suprema, ogni generale locale, nelle diverse province, potrebbe diventare un capo supremo, controllando pozzi petroliferi, arsenali missilistici e porti a disposizione nel suo perimetro di competenza.
Arsenali fuori controllo
L'Iran possiede il più grande arsenale di missili balistici e droni del Medio Oriente. Il timore degli analisti è che, all'interno di un IRGCistan non più governato da un centro, questi missili smettano di essere controllati da un comando nazionale, che risponde a logiche globali. Essi potrebbero così entrare nella disponibilità incontrollata di piccoli boss locali, oppure del mercato nero, magari per essere usati da piccole fazioni radicali per colpire basi americane, Israele, l'Arabia Saudita oppure ancora, in una spirale irrefrenabile, arrivare addirittura in Europa.
Guerra civile permanente
Gli analisti avvertono: l'Iran non è un blocco monolitico. Esistono profonde divisioni etniche (ad esempio Curdi, Baluchi, Azeri) e sociali. L'IRGCistan potrebbe quindi diventare lo scenario perfetto per una interminabile guerra civile, fomentata dalle diverse fazioni dei Pasdaran decise a combattersi per il controllo delle risorse. In un contesto così terribilmente frammentato, dunque, gli USA si troverebbero di fronte non un governo con cui trattare ed accordarsi, ma decine di piccole milizie fanatiche, tecnicamente ingovernabili, che oltretutto operano in un territorio vastissimo e montuoso. In una parola: difficili persino da stanare.
Esportazione del caos
L'Iran, attualmente, controlla milizie in Libano (Hezbollah), Iraq, Siria e Yemen (Houthi). Normalmente queste milizie seguono gli ordini di Teheran. In uno scenario di IRGCistan, queste organizzazioni diventerebbero orfane e potenzialmente più pericolose: potrebbero agire in modo totalmente autonomo ed imprevedibile, rendendo terribilmente difficile per gli USA riuscire a prevederne le mosse. Questa imprevedibilità potrebbe innescare una fiammata di violenza in tutto il Medio Oriente, ma anche oltre.
Il bluff trumpiano
Trump ha presentato l'operazione epic fury come un modo per «portare democrazia» e «fermare il terrorismo», ma in verità gli esperti rispondono che l'IRGCistan sarebbe l'esatto opposto: sarebbe il caos totale. Mentre lo stato dittatoriale della Repubblica Islamica è un «attore razionale» con cui si può, almeno teoricamente, negoziare, l'IRGCistan sarebbe un buco nero geopolitico. Per dare corpo ai propri timori, gli analisti ultimamente citano spesso il fallimento yankee in Iraq: «Abbiamo rimosso Saddam per finire a combattere contro Al-Qaeda e l'ISIS per vent'anni. In Iran, purtroppo, la scala del disastro sarebbe dieci volte superiore».
L'IRGCistan potrebbe diventare l'incubo di una rete di milizie terroristiche pesantemente armate e del tutto ingovernabili, capaci di portare la distruzione terroristica in ogni angolo del pianeta.

