Mark Rutte, olandese. Il suo «capolavoro» davanti a Trump non è andato granchè bene. Perchè, come sanno tutti gli studenti, prima di presentarsi all'esame occorre studiare.
Le confessioni di Yisrael Yisraeli, il cittadino israeliano ultraortodosso, che si sente tradito dall'amico americano.
Le confessioni di John Smith, il cittadino americano medio, sballottato da un comunicato all'altro.
L'accecamento. Un'altra delle numerose mostruosità perpetrate dal regime iraniano contro la popolazione. Ma il messaggio che arriva dalle vittime è un insegnamento per tutti noi. Si può perdere la vista, ma non la visione.
Lavoro che va, lavoro che rimane. Ciò che si inizia deve essere finito. Ma ciò che non è stato ancora fatto, va compiuto.
Noi abbiamo attraversato il deserto, abbiamo imparato a crescere nella pace. Gli yankees, invece, sanno fare solo una cosa davvero bene. La guerra. Ci piacerebbe che Meloni esprimesse, all'amico Donnie, lo stesso disgusto dell'arcivescovo di Chicago.
Dove eravamo rimasti? Le avranno poi trovate le testate nucleari irachene? La storia gira e rigira. Ma, poi, finisce sempre che gli yankees vengono a bombardare casa tua. E i cocci sono tuoi.
Ricordate le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein? Ahinoi, ci risiamo. Adesso tocca all'Iran, che l'atomica non ce l'ha. Ma, in compenso, ha tanto ma tanto petrolio. Proprio come l'Irak.
Se l'Iran non riuscirà a trovare un nuovo assetto istituzionale in fretta, potrebbe scoppiarci tra le mani. A quel punto, le sue schegge impazzite potrebbero farci anche molto male.
I conflitti aveva promesso di farli terminare pochi giorni dopo il suo insediamento, invece è diventato il bounty killer del pianeta. Ma il suo consenso diminuisce sempre di più: fare la guerra conviene solo a lui.