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Lunedì, 29 Giugno 2026
Politica

Rutte. Quando la NATO perde la rotta

Mark Rutte, olandese. Il suo «capolavoro» davanti a Trump non è andato granchè bene. Perchè, come sanno tutti gli studenti, prima di presentarsi all'esame occorre studiare.
Di mm VENERDì, 04 SETTEMBRE 2026
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Certamente ricorderete Mark Rutte, olandese. Per anni, la politica europea ha avuto un ancoraggio visivo e retorico fisso: il suo dito puntato. L'ex primo ministro ha costruito la sua intera carriera internazionale indossando i panni del calvinista inflessibile, il fustigatore implacabile del sud Europa. Soprattutto dell'Italia. La sua aggressività nei nostri confronti è stata una costante quotidiana: eravamo (siamo) i miserabili indisciplinati da mettere alla gogna, quelli a cui fare i conti in tasca per ogni zero virgola, con la freddezza religiosa di chi non ammette perdono.


Poi, però, il castigatore ha cambiato fuso orario, e la sua postura ha subito una mutazione genetica. Di fronte a Donald Trump, l'inflessibile olandese si è trasformato magicamente in un cortigiano molto accondiscendente. Non è un inciampo recente, ma una sottomissione storica: già in passato, Rutte non disdegnava di scambiarsi messaggini con il tycoon, arrivando a scimmiottarne l'uso delle maiuscole («L'Europa pagherà in modo GRANDE») e firmandosi con un devoto «Tuo, Mark». Della serie: la fede è una cosa importante.


Oggi, folgorato sulla via di Washington per mantenersi in equilibrio sulla poltrona NATO, ha perfezionato l'arte dell'adulazione. Si presenta nello studio ovale armato di cavalletti e cartelloni intitolati «The Trump Trillion», esattamente come i nostri studenti alla maturità, alle prese col loro «capolavoro». Ascolta senza battere ciglio le pretese di lealtà e i rimproveri sulle varie infedeltà europee, arrivando a vantarsi di aver fatto tremare i fornitori della difesa, pur di compiacere il pugno duro di Washington. Insomma: di colpo, il falco d'Europa è diventato un canarino.


Ed è proprio in questa ansia da prestazione che il capo della NATO ha finito per scivolare sulle sue stesse parole, mettendo nei guai l'Italia con affermazioni avventate sul conflitto mediorientale, per le quali ha poi dovuto aggiungere precisazioni e distinguo. Il cortocircuito è logico, prima ancora che politico, e svela tutta l'incoerenza della sua narrazione: per quale motivo Trump dovrebbe sentirsi così tanto offeso dall'Italia, se davvero il nostro paese avesse partecipato attivamente alla crisi come certe iniziali (e confuse) dichiarazioni di Rutte sembravano suggerire?


Nel tentativo funambolico di dare ragione a Trump senza smentire completamente la sua alleanza, Rutte ha fatto confusione. Ed ha messo il nostro paese nella necessità di parlare direttamente con gl'iraniani, per chiarire e specificare la nostra reale posizione all'interno di un conflitto che non è il nostro. Insomma: ci ha messo in serio pericolo, visto che adesso l'Iran ci guarda con sospetto


La verità è che, soprattutto sul piano internazionale, la capacità di esercitare leadership richiede una statura che non si può simulare con dei grafici stampati. E ci sembra mortificante anche solo il fatto che l'olandese possa aver pensato che una presentazione fatta da Gemini avrebbe potuto suscitare un cambiamento politico in Donald. Il suo «capolavoro» non ha fatto altro che confermare i limiti enormi della sua credibilità.


Quando sei abituato ad essere forte coi deboli e debole coi forti, ti devi accontentare di essere gregario