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Giovedì, 05 Marzo 2026
Politica

Armi di distrazione di massa

Dove eravamo rimasti? Le avranno poi trovate le testate nucleari irachene? La storia gira e rigira. Ma, poi, finisce sempre che gli yankees vengono a bombardare casa tua. E i cocci sono tuoi.
Di mm GIOVEDì, 03 SETTEMBRE 2026


Ci è venuto un dubbio: ma le contraddizioni e le assurdità senili di Donnie le vediamo solo noi? Possibile che esse siano invisibili, almeno per una certa parte dei media d'informazione? Abbiamo deciso di tralasciare la stampa italiana, perchè ci fa venire solo da piangere. Quindi ci siamo concentrati su quella d'oltre oceano. Questo è quello che abbiamo trovato.


Per fortuna non sono pochi gli analisti, i think tank e le grandi testate americane ed internazionali che hanno, anche recentemente, lavorato sulle palesi contraddizioni di Trump, pubblicando analisi dettagliate delle assurdità.


Ad esempio negli Stati Uniti il dibattito si sta concentrando esattamente sul paradosso principale dell'amministrazione Trump: aver dichiarato il programma nucleare iraniano obliterato a giugno 2025, per poi giustificare una nuova e massiccia ondata di attacchi a inizio 2026, con l'improvvisa convinzione che l'Iran fosse «a un passo dalla bomba atomica».


The Guardian / CSIS (Center for Strategic and International Studies)


Venerdì 27 il quotidiano ha pubblicato un importante articolo che evidenzia come lo staff di Trump sia stato costretto a fare «danni collaterali» alla stessa narrativa del Presidente per giustificare l'attacco. Viene citato l'inviato per il Medio Oriente di Trump, Steve Witkoff, il quale ha dichiarato in TV che l'Iran era «probabilmente a una settimana dall'avere materiale di grado industriale per la bomba». L'articolo fa notare la totale incongruenza: come è possibile una scadenza così pressante, se solo l'estate precedente l'operazione Midnight Hammer aveva «completamente obliterato» quelle stesse centrali? La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dovuto fare un'imbarazzante retromarcia diplomatica, dicendo che il raid aveva sì distrutto i siti, ma che l'Iran «ci stava riprovando»

Nello stesso articolo Benjamin Jensen, analista del prestigioso think tank americano CSIS, smonta le contraddizioni di Trump sui missili balistici iraniani. E spiega che l'Iran li usa come strumento negoziale e di deterrenza regionale, smentendo l'allarmismo di Trump secondo cui l'Iran avrebbe missili pronti a colpire il suolo americano. Quasi pleonastico annotare che questa possibilità, secondo l'intelligence USA, non sarà raggiungibile dall'Iran prima del 2035.


CNN e Associated Press


Queste due fonti autorevoli hanno diffuso due inchieste che fanno una cosa simile: mettono in fila cronologicamente i post che Donnie ha postato su Truth (il social di proprietà dello stesso Trump), ed i comunicati della Casa Bianca. AP News ricorda il post del 24 giugno 2025 in cui Trump scriveva che «i siti nucleari in Iran sono completamente distrutti!», contrapponendolo ai discorsi di questi giorni in cui intima all'Iran di rinunciare alle sue «ambizioni nucleari imminenti». La CNN riporta fonti dell'intelligence (declassificate e non) per dimostrare come Trump abbia intenzionalmente gonfiato la minaccia nucleare a febbraio 2026, contraddicendo i suoi stessi report di vittoria dell'anno precedente, per non dover ammettere davanti all'elettorato che i raid di giugno 2025 non avevano risolto il problema in modo definitivo. Naturalmente dopo aver bollato come fake news ogni dubbio sull'efficacia di quegli stessi raid.


Open Canada


Il 1 Marzo 2026 OC, un importante ed indipendente think tank di politica estera, ha pubblicato un saggio che si concentra sull'assurdità logica (e diplomatica) delle ultime mosse americane. L'analisi fa notare una contraddizione palese: pochi giorni fa, Trump si è vantato di aver portato la pace «distruggendo il programma nucleare iraniano», ma contemporaneamente ha dato all'Iran un ultimatum di «10 giorni per concludere un accordo nucleare». E si pone la domanda retorica definitiva: «Se il programma nucleare era già stato eliminato con i bombardamenti, quale sarebbe la logica di negoziare un accordo per smantellarlo oggi?».


Queste testate e questi analisti convergono tutti su un punto: l'amministrazione americana ha creato un vuoto narrativo, finendo per smentire i propri stessi successi militari, pur di giustificare la necessità politica di una nuova, più devastante, ondata di attacchi nel 2026.


Se tutto questo vi puzza un po', e vi sembra solo frutto di un pregiudizio antimaga, crediamo possa essere cosa buona e giusta rinfrescarvi le idee su quanto accadde una ventina d'anni fa, in uno scenario a due passi da Teheran. Protagonista l'Irak di Saddam Hussein.


Saddam Hussein


Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, l'amministrazione Bush concentrò la sua attenzione sull'Irak, sostenendo che il regime di Saddam Hussein rappresentasse una minaccia globale. Il momento più emblematico fu il discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato dal presidente nel gennaio 2003. In quell'occasione affermò esplicitamente che l'Irak possedeva e nascondeva armi chimiche e biologiche, e che stava cercando di riattivare il suo programma nucleare. Nel febbraio dello stesso anno, l'allora Segretario di Stato Colin Powell portò queste accuse davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Furono queste argomentazioni a costituire il casus belli presentato alla comunità internazionale per giustificare l'invasione dell'Irak, che ebbe inizio esattamente il 20 marzo 2003.

Naturalmente il regime iracheno cadde velocemente, e subito dopo iniziarono le ricerche per stanare le famigerate armi di distruzione di massa che, dicevano gli yankees, erano nascoste in bunker sotterranei dentro le colline desertiche del panorama iracheno. Queste ispezioni approfondite portarono al famoso Rapporto Duelfer del 2004. In esso le conclusioni furono definitive: l'Irak non possedeva alcuna scorta di armi di distruzione di massa. Non solo: al momento dell'invasione, non aveva neppure programmi attivi per la loro produzione.


Morale della favola: è oggi ampiamente riconosciuto che la guerra fu intrapresa sulla base di informazioni di intelligence errate, anzi probabilmente create apposta, per avere il solito pretesto per giustificare un intervento militare.


Della serie: l'unica cosa nella quale gli americani sono bravi, per davvero, è bombardare casa tua.