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Martedì, 10 Marzo 2026
Politica

Deus lo vult

Dall'unto del Signore in poi, per gli aspiranti neotiranni la spettacolarizzazione della fede religiosa non conosce pause. Nonostante Epstein files, razzismo e bombardamenti. La fede in quale dio, esattamente, comprende anche queste debolezze?
Di mm VENERDì, 04 SETTEMBRE 2026


Alla fondazione del paese, nel 1776, gli Stati Uniti non avevano un motto ufficiale stabilito per legge. Esisteva solo l'espressione «E pluribus unum» (latino: «Da molti, uno»)  che rappresentava de facto il motto nazionale, ma non lo era. Questa espressione era stata scelta dai Padri Fondatori nel 1782, e fu inserita nel Gran Sigillo degli Stati Uniti, perchè rappresentava perfettamente lo spirito originale della nazione: la fusione di 13 colonie diverse e di popolazioni eterogenee in un'unica nazione repubblicana. Si trattava insomma di un motto laico, civile, fondato sul valore dell'unità politica.


Passa il tempo. Arriviamo al termine della II GM. Gli USA si trovarono in prima linea quando inizia la guerra fredda contro l'URSS, in una lotta globale per l'egemonia. Questa guerra, però, non era solo di tipo militare ed economico ma anche, e forse soprattutto, di tipo ideologico. E l'ideologia marxista-leninista dell'URSS promuoveva l'ateismo di Stato e reprimeva le religioni. Così, per opposizione, negli USA i politici, i leader religiosi e soprattutto l'opinione pubblica iniziarono a definire i sovietici come «godless communists» («comunisti senza Dio»). Detto fatto: per marcare la massima distanza morale ed ideologica con l'Unione Sovietica, l'America decise di rendere la religione il suo scudo fondamentale. Così la fede divenne sinonimo di patriottismo: essere un buon cittadino americano significava credere in Dio, in netta e volontaria contrapposizione col materialismo ateo del nemico.


Arriviamo così al 30 luglio 1956. Il presidente Eisenhower firmò una legge che fu approvata all'unanimità dal Congresso. Questa legge sanciva il nuovo motto ufficiale degli Stati Uniti: «In God We Trust». E fu questo motto, ufficiale, a sostituire la precedente espressione latina, che ufficiale mai lo era stata. Da quel momento, questo motto venne esteso obbligatoriamente in tutto il paese, ed oggi lo troviamo inscritto ovunque. Dalle monete alle banconote, dai tribunali alle scuole: ovunque si ricorda ossessivamente che l'unità nazionale ha radici religiose.


E' proprio questo l'elemento più importante: il cambiamento culturale. L'identità americana non è più definita, laicamente, dalla capacità di accogliere e unire la diversità («E pluribus unum»), ma dalla subordinazione, fideistica, ad una entità divina, superiore («In God we trust»). Una mossa propagandistica di grande successo, ma fonte anche di guerre culturali che, regolarmente, vengono intraprese in tutto il paese, da parte dei molti che contestano l'imposizione di una religione di stato, ufficiale. 


Noi non abbiamo motivo per non rispettare la fede religiosa del prossimo. E' questione che non ci riguarda. Ma ci chiediamo come sia possibile vivere, da uomini di fede, le mostruose contraddizioni di scelte antidemocratiche ed oppressive. E come sia possibile giustificare, alla luce di certa fede, la volontà e quasi il piacere di uccidere, distruggere, imporre il sopruso sul mondo intero.


Ammesso che davvero gli yankees credano in Dio, pensiamo che Dio non creda negli americani.