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Mercoledì, 08 Luglio 2026
Politica

Siamo tutti belgi

Non abbiamo mai tifato Belgio in modo tanto partecipato. E continueremo a farlo, da adesso, ancora di più. Perchè il 19 luglio potrebbe svolgersi la diretta più spettacolare del secolo.
Di mm GIOVEDì, 03 SETTEMBRE 2026
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Noi che amiamo la storia, assai, lo sappiamo bene, e ve lo vogliamo dire chiaramente. La storia possiede un senso dell'umorismo che, a volte, sfocia nel macabro, ed il gusto per l'ironia teatrale inevitabilmente sfugge persino ai migliori sceneggiatori. E siccome non ci avete pensato, ve lo vogliamo anticipare noi: il 19 luglio, il giorno della finale mondiale, il MetLife Stadium di New York potrebbe trasformarsi nel palcoscenico della più spettacolare farsa geopolitica e sportiva del secolo.


Una cosa l'abbiamo capita tutti: che questo mondiale è stato impacchettato in modo tale da far vincere Donnie, prima ancora che la squadra degli USA. Tutto è stato minuziosamente apparecchiato per l'apoteosi a stelle e strisce. Persino lo scempio delle regole si è consumato, con la FIFA genuflessa ad annullare la sacrosanta squalifica dell'attaccante yankee. Una grazia sportiva pretesa a gran voce (telefonica) da Trump, e chissene delle regole dell'educazione, della sportività, del diritto sportivo e pure di quello internazionale. Tutta roba preistorica.


E' proprio a questo punto che si è materializzato il capolavoro, la vera nemesi. Al gol finale di Lukaku, che ha ufficializzato la sberla nazionalpopolare presa dagli USA, i diavoli rossi non hanno semplicemente esultato, ma hanno messo in scena una vera e propria coreografia del dileggio. Davanti alle telecamere di tutto il mondo, i giocatori belgi hanno iniziato a scimmiottare la celebre «Trump dance». Undici atleti fiamminghi e valloni che ancheggiano goffamente a pugni chiusi, a scimmiottare la movenza iconica dei comizi elettorali trumpiani, nello sberleffo virale per eccellenza. Una performance di purissima satira corporea. Un boomerang satirico che ha santificato il disprezzo.


E, a proposito di storia, indovinate un po' cosa c'è venuto in mente? Una scena vista nei documentari in bianco e nero. Novant'anni fa, esatti. Olimpiadi di Berlino, 1936. L'Olympiastadion imbandierato e tirato a lucido per celebrare la supremazia della razza ariana ideologizzata dal Reich. E in tribuna d'onore un Adolf Hitler nell'alta uniforme del partito nazista, costretto a vedere le imprese di un formidabile atleta afroamericano, Jesse Owens, mentre faceva a pezzi la retorica del razzismo ariano prendendosi quattro medaglie d'oro, la gloria e l'immortalità. Più ancora storica che sportiva.


Ora provate ad immaginare la scena, se il Belgio dovesse trionfare nella finale del 19 luglio. Il protocollo, stravolto proprio per assecondare le manie di grandezza del bullo, esigerà il suo spietato tributo. Donald Trump, affiancato da un Gianni Infantino che immaginiamo verosimilmente sudaticcio, dovrà prendere in mano i sei chili d'oro massiccio della coppa e consegnarli esattamente a coloro che hanno umiliato la sua tracotanza danzando sulle macerie del sogno sovranista.


Ci sarà da godersi ogni millisecondo di quella diretta. La mascella contratta, la stretta di mano glaciale. Chissà se si metterà a ballare insieme ai vincitori? Ci sarà da fissare bene quello sguardo, mentre i belgi gli scipperanno la scena, la coppa e la dignità. Sarà l'esatto, impagabile momento in cui un semplice pallone di cuoio riuscirà nella titanica impresa di bucare, in diretta intercontinentale, uno smisurato, e grottesco, pallone gonfiato.