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Venerdì, 10 Aprile 2026
Economia

Il miraggio dell'autarchia energetica yankee

Il sogno di un'indipendenza energetica assoluta rimane un sogno, ed il solito bluff americano non vale neppure la fatica di un rilancio. Non date retta a Donnie: lo stretto di Hormuz aperto serve anche a lui. Tanto.
Di mm VENERDì, 04 SETTEMBRE 2026



1. Un sogno infranto

Siamo consapevoli che è difficile crederlo, eppure è così: c'è un lato comico anche in tutta questa situazione terrificante. Che, manco a dirlo, dipende anch'esso dal caro vecchietto Donald Trump. La comicità sta nel fatto che Donnie è vittima di un'illusione pericolosissima: che gli Stati Uniti possano isolarsi dalle turbolenze del Medio Oriente grazie al proprio primato estrattivo. Il Presidente va in giro a ripetere il mantra di una supremazia energetica che rende superflua la protezione militare delle rotte petrolifere. La convinzione, in soldoni, è che, essendo gli USA i principali produttori mondiali di petrolio, il controllo dello Stretto di Hormuz non sia più una loro priorità strategica. Infatti recentemente, nel discorso alla nazione, il Presidente ha sentenziato con estrema chiarezza: «Gli Stati Uniti non importano quasi petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz e non ne importeranno nemmeno in futuro. Non ne abbiamo bisogno». Purtroppo per lui, i fatti suggeriscono una narrazione completamente diversa.


2. Primato non è indipendenza

Innanzitutto una domanda necessaria, quando si tratta delle affermazioni del Donald: è proprio così? Si. Da molti anni, in effetti, gli USA sono i primi produttori mondiali di petrolio. Ma il punto è questo: essere il numero uno non rende gli Stati Uniti indipendenti dal mercato globale. E questo, semplicemente, per due ragioni assai concrete: innanzitutto il consumo elevato. Gli Stati Uniti sono i più grandi produttori, ma anche i più grandi consumatori di petrolio al mondo. Questo significa che gran parte di ciò che estraggono viene bruciato internamente, obbligandoli comunque a importare quote di greggio dall'estero per soddisfare la domanda totale, o per esigenze tecniche delle loro raffinerie. In secondo luogo c'è che il prezzo del petrolio è unico in tutto il mondo, perchè l'economia è interconnessa mondialmente. Questo significa che, magari a causa di una guerra nello Stretto di Hormuz, se il prezzo del petrolio sale, sale per tutti. Quindi anche se un barile viene estratto in Texas, il suo prezzo di vendita seguirà le quotazioni mondiali, colpendo i cittadini americani esattamente come quelli europei. E questo perchè il petrolio è una commodity scambiata a livello globale: non esiste un prezzo locale per un bene del genere.


3. Shale oil

Questa supremazia estrattiva, però, è il risultato di una spinta del tutto particolare: quella derivante dallo shale gas (gas di scisto) e dallo shale oil (il petrolio estratto con la stessa tecnica). Noi siamo andati ad indagare un po', ma decidiamo di non annoiarvi con nozioni esageratamente tecnico-scientifiche: chi vorrà, potrà farlo a piacere. Vogliamo però dire l'essenziale: che questo particolare idrocarburo, ultimamente, sembra aver un po' esaurito la fase di grande espansione. In parole più semplici: si sta riducendo la quantità di materiale estratto negli States. Poichè è da questi idrocarburi che è derivata la supremazia americana, è evidente che la loro riduzione determina anche il declino della stessa supremazia yankee. Questa abbondanza di risorse interne aveva illuso molti leader politici con la chimera di poter raggiungere la completa indipendenza energetica, riducendo la necessità di un impegno militare per proteggere le rotte petrolifere estere. La realtà dei fatti sta dimostrando che non è così. Le grandi compagnie USA continuano ad avere la necessità del petrolio del medio oriente, con tutte le conseguenze del caso. Insomma: lo stretto di Hormuz deve essere riaperto velocemente. E non solo per gl'interessi della Cina e dell'Europa. Ma anche del resto del mondo. Stati Uniti ben compresi. 


Lo confessiamo: ci dispiace un poco per quel caro vecchietto di Donald: non gliene va bene mai una. La sua retorica sulla dominanza energetica è un mito che non ha alcun riscontro concreto nella realtà. La verità, invece, è strutturale: finché il petrolio sarà la linfa dell'economia mondiale, nessuna nazione, per quanto produttiva, potrà considerarsi al riparo dalle crisi geopolitiche che colpiscono i flussi globali.