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Lunedì, 23 Febbraio 2026
Economia

La nuova crisi dei dazi

Problema economico? Problema istituzionale? Problema politico? Una piccola guida per orientarsi nel gran mar dell'incertezza.
Di mm VENERDì, 04 SETTEMBRE 2026


Questa è una storia semplice, che però coinvolge tre attori complicati assai: Casa Bianca, Corte Suprema USA e l'economia mondiale.


Che cosa è successo? 


Ricordate i famigerati dazi che Trump ha imposto arbitrariamente a tutto il mondo? Si, proprio quelli. Ebbene, è accaduto che la Corte Suprema degli Stati Uniti li ha dichiarati, semplicemente, illegittimi, ossia illegali, ossia non dovuti. Ed ha specificato che sono del tutto inesistenti i motivi per cui Trump li aveva applicati richiamando presunti poteri d'emergenza. Insomma: la Corte non ha trovato alcuna emergenza tale da giustificarli, per cui ha ricordato che il presidente non può tassare le merci mondiali per capriccio o per ragioni politiche. Se vuole imporre dazi, ha il dovere di presentarsi al Congresso e riceverne il voto favorevole. Cosa che Trump non ha fatto. Di conseguenza, in assenza di questo via libera del Congresso, la Corte li ha definiti illegittimi. Per questo la situazione è talmente esplosiva che, ufficialmente, si parla di caos istituzionale.


Come ha reagito Trump?


Non l'ha presa per niente bene, il ragazzo. Meglio: è letteralmente furibondo. E, per la serie ...una mattina mi son svegliato..., ha definito la sentenza dei giudici: «Una decisione ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana. [...] Molti paesi hanno fregato gli Stati Uniti per decenni senza ritorsioni, fino a quando non sono arrivato io!».

Trump non ha accettato la sentenza come la semplice applicazione della legge. L'ha interpretata come uno schiaffo terrificante ricevuto davanti al mondo intero, e la guancia gli duole assai. Così ha pensato bene di reagire nel suo solito modo: a metà strada tra la vendetta, che genererebbe rabbia, e la senilità, che genererebbe pietà. E, per la serie ...lei non sa chi sono io..., ha richiamato il Trade Act del 1974, legge dello stato, ed ha immediatamente applicato la famigerata sezione 122. Questa norma permette al presidente, in modo del tutto legittimo, di imporre dazi senza il preventivo voto favorevole del Congresso. Detto fatto: ha aumentato i dazi per tutti, di un ulteriore +15%. Ma questa norma è soggetta ad un limite temporale: può valere solo 150 giorni. Dunque è una misura temporanea, che scadrà esattamente il 24 luglio 2026.


Quali le conseguenze?


Forse non avete avuto il tempo di rèndervene conto, per questo ci stiamo qui noi. Si tratta di un autentico terremoto. Meglio: una frana di proporzioni colossali. La parola magica, infatti, è una sola. Semplice semplice: rimborsi. Se i dazi erano illegali, le aziende che li hanno pagati, in tuto il mondo, hanno diritto a riavere i soldi spesi indebitamente. Si stima un tesoretto di 130 miliardi di dollari. Per difetto.


Una buona notizia per l'Italia?


Cari amici, non fate gl'ingenui. Se stessimo parlando di una banale disputa tra privati, vi diremmo senza ombra di dubbio: notizia eccellente, anzi meravigliosa. Non solo spariranno tutti i dazi sui nostri prodotti in vendita negli states. Ma, addirittura, ci verranno restituite tutte le somme illegalmente sottratte. Come dice l'amico americano: «A very good and fair thing». Ma, ahinoi, stiamo parlando di uno che si crede in diritto di fare ciò che gli pare, che considera la propria volontà al di sopra di qualsiasi ragionevole senso del diritto e della legge. Uno che ha imposto i dazi come Cosa Nostra impone il pizzo. Ma, soprattutto, stiamo parlando di uno che è tanto, ma proprio tanto, amico del nostro governo di estrema destra. 

Sarà per tutte queste ragioni, evidentemente, che il governo Meloni sta adottando una strategia, manco a dirlo, di «attesa vigile». La parola d'ordine, attualmente, è: evitiamo di irritare l'amico americano, per tutti i grandi dei! Tra l'altro, visto lo stato d'animo, sarebbe capacissimo di chiamarci a Cassibile, per costringerci a firmare un nuovo armistizio! Infatti sentita qua:

Antonio Tajani (Ministro degli Esteri): «Ci sarà un periodo di incertezza, è inutile fare polemica, bisogna rassicurare le imprese. [...] Quello che mi preoccupa di più è il cambio euro-dollaro. La signora Lagarde (BCE) comprenda che si deve abbassare il costo del denaro». Un doppio avvitamento carpiato di un'eleganza stratosferica. Della serie: parliamo di tutto, tranne che della questione dei dazi trumpiani. Parliamo di Lagarde, parliamo della BCE, parliamo del costo del denaro. I dazi? Quali dazi?

Adolfo Urso (Ministro delle Imprese). Ricorda che gli USA sono un «imprescindibile partner» e suggerisce di diversificare le vendite verso mercati come India e Sud America. I dazi? America forever, e chissenefrega!

Alle opposizioni non pare vero: piatto ricco mi ci ficco. E loro sono accorsi volentieri:

Elly Schlein: la premier «difenderà il suo amico Trump oppure, per una volta, gli interessi italiani?». Che è l'ennesimo schiaffo al nazionalismo sbandierato dalle destre. Capace di essere tale, a quanto pare, solo per perseguire in tutto il globo terracqueo i migranti. Ma del tutto impotente di fronte alle prepotenze sfacciate dell'amico americano.

Giuseppe Conte: fa ironia sul silenzio di Meloni. Come mai interviene su tutto, tranne che su questo terremoto economico?


Essere (amici-di-Trump) o non essere?


...questo è il dilemma.

Se sia più nobile nell'economia soffrire i colpi di cannone di oltraggiosi dazi

o prendere le armi contro un oceano di tassi

e, opponendosi, por loro fine? Ribellarsi, tacere…

Tacere, forse dormire. Si, questo è il sogno:

con un grande sonno, dire che porremo fine

al dolore del portafoglio e ai mille tumulti sociali

di cui eredi son dei dazi: questa sarebbe una conclusione

da desiderarsi devotamente...

Proprio come diceva il grande poeta: chiedere i soldi indietro significa mettersi contro Trump. Che destino cinico e baro!


E l'Europa?


Sia chiaro: a parte la strumentalizzazione interessata di Tajani, l'UE dovrà ben dire qualcosa. E, cosa ancor più difficile, potrebbe essere costretta addirittura a fare qualcosa.  

Intanto, non c'è bisogno di scomodare l'Ecclesiaste per notare che siamo alle solite, ossia che non c'è niente di nuovo sotto il sole. In una parola: l'Europa parte divisa. Persino nelle risposte.

Da una parte si delineano i mediatori, come la Germania. Merz parla di una missione a Washington per presentare una «posizione europea coordinata», che al momento non esiste neanche in mente deorum. Nel frattempo trema pensando al rischio che l'incertezza dei mercati blocchi  l'industria tedesca, già ampiamente in crisi.

Dall'altra sgòmitano i falchi, come la Francia, anche solo per il gusto di non stare dalla stessa parte dell'Italia. Il ministro del commercio Forissier: «Se diventasse necessario, l’Europa ha gli strumenti per rispondere», riferendosi all'Anti-Coercion Instrument (ACI), una sorta di scudo che permette all'UE di punire partner commerciali che usano l'economia come strumento politico. A proposito: se volete capire un po' meglio cos'è l'ACI, potete leggere la nostra piccola guida qui.


Come andrà a finire?


Siamo stati parecchio in dubbio se formulare questa domanda. Soprattutto perchè la risposta potrebbe rinforzare l'equivoco: non siamo dei, purtroppo, ma neppure maghi. Malauguratamente, siamo capaci solo di leggere, confrontare, analizzare. E, forse, capire. Ma anche su questo sussistono pareri discordanti. Pertanto quello che possiamo offrirvi è solamente questo: un tuffo nel gran mar delle ipotesi, almeno quelle degli esperti che ci hanno convinto di più. 

Ipotesi A (ovvero: il vuoto normativo). A luglio scadranno i 150 giorni della Sezione 122. A quel punto il Congresso sarà chiamato da Trump a votare sui suoi dazi. I Repubblicani sono in maggioranza, ma sono anche terrorizzati dalle imminenti elezioni di metà mandato, previste per novembre. Se decideranno di non votare a favore di Trump, i dazi potrebbero cadere improvvisamente, creando un vero e proprio shock nei mercati. Ma anche negli states. E, in definitiva, in tutto il mondo.

Ipotesi B (ovvero: la nuova indagine). Trump potrebbe riprendere il Trade Act del 1974, ed applicare la sezione 301. Questa norma consente al presidente di avviare un'indagine per dimostrare che l'Europa o la Cina hanno truffato gli Stati Uniti. Per davvero. Questo gli darebbe il potere, assolutamente legittimo, di rimettere i dazi. Anzi gli permetterebbe di farlo in modo ancora più solido. I problemi però non mancano: innanzitutto l'indagine richiederebbe mesi di tempo per essere completata. Inoltre dovrebbe davvero riuscire a dimostrare la truffa commerciale ai danni degli Usa. Infine, dovrebbe ugualmente trovare una Corte capace di valutarla corretta e legittima.  


Morale della favola?


Mettetevi comodi: non siamo di fronte a una semplice tassa sulle merci. Ci ritroviamo nel bel mezzo di una crisi di potere. Trump vuole governare il mondo a modo suo. Purtroppo non sono tutti come Giorgia Meloni: qualcuno si ostina a non essere d'accordo. Ad esempio, gli stessi giudici americani. L'Europa (e l'Italia) si trova esattamente nel mezzo. Non tanto di un guado, quanto di un vero e proprio oceano: da un lato spera nei rimborsi miliardari, dall'altro teme la furia senile di un presidente ampiamente fuori controllo.

Un consiglio spassionato: fate la scorta di pop corn.