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Lunedì, 31 Agosto 2026
Politica

«Sire: il popolo ha fame!» «Allora dàtegli le primarie!»

L'abbiamo promesso al nostro amico, ed ogni promessa è debito, per noi. Così eccoci qua a parlare di primarie. In assenza di meglio, è questo il grande tema che ballonzola tra le file del centrosinistra. Ma speriamo di non doverlo fare più.
Di admin GIOVEDì, 03 SETTEMBRE 2026
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Peppe Russo non è proprio uno qualsiasi. Appartiene alla famiglia che ha dato un celeberrimo sindaco alla città. E lui stesso, per anni, ha partecipato alla vita politica attiva di Anagni, disegnando un percorso di centrosinistra che lo ha portato, finanche, ad essere dirigente del PD locale. Dunque stiamo parlando di una persona aggiornata, preparata, abituata al confronto ed alla riflessione. Qualità delle quali non possiamo negare sentiamo la mancanza, frequentemente. E dalle trincee di tutti gli schieramenti. Basterebbe già solo riflettere sulle parole e sui ragionamenti che un'altra persona ha avuto l'ardire di snocciolare in una risposta social al post di partenza di Peppe: imbarazzante. Avremo modo di smontare quegli sragionamenti, in altra sede, perchè è il caso di mettere per bene in chiaro che, se non si risponde ogni volta alle numerose sciocchezze che vengono spacciate per verità rivelate, è solo per educazione, per mantenere il confronto al livello almeno della verosimiglianza, visto che la ragionevolezza latita. Ma adesso vogliamo invece parlare a Peppe, e ragionar con lui.


Ci scuserà se lo sintetizziamo brutalmente. Il suo ragionamento parte (ed arriva) a questa meta: lasciamo perdere le primarie. Molto meglio mèttersi intorno ad un tavolo ed attendere la fumata bianca. C'è un precedente a questa scelta. E riguarda quella a proposito del segretario del Partito Democratico. Quando, nel febbraio del 2023, si presentarono 4 candidati: Schlein, Bonaccini, Cuperlo e De Micheli. Il voto degli iscritti al partito, attraverso i delegati, elesse Bonaccini col 54%, e collocò la Schlein al secondo posto, col 33%. Dopo una decina di giorni la votazione fu aperta a tutti gli elettori («simpatizzanti di centrosinistra»), i quali ribaltarono il risultato: Schlein al primo posto, col 54%. Prima donna a guidare il Partito Democratico (ex PCI). E, per la prima volta, le primarie aperte a tutti i cittadini sovvertono il voto degli iscritti al partito. Detto fatto: la Schlein è diventata segretaria del Partito Democratico.


Noi lo ricordiamo molto bene: in quella occasione, Peppe Russo confessò di non essere andato a votare. E di non averlo fatto per scelta consapevole. A prescindere dai nomi della contesa, era il principio che non l'aveva convinto. Ricordiamo molto bene anche un'altra cosa. Noi decidemmo di chiamare Peppe e di confessargli che avevamo fatto la sua stessa scelta: non eravamo andati a votare per le primarie del segretario PD. E ci trovammo fondamentalmente d'accordo sulla sostanza del metodo, molto al di là della semplicistica scelta fra i due candidati.


Ci teniamo a sottolineare questa convergenza ideale perchè, in effetti, con Peppe non siamo sempre stati d'accordo su tutto: nel passato ci hanno diviso molte riflessioni sia di natura tecnica, ossia di scelte politiche contingenti alla realtà quotidiana, sia di natura più ampia, diciamo squisitamente politica. Ma deve essere chiaro: noi abbiamo sempre apprezzato le persone intelligenti, capaci di pensare con la propria testa, con le quali magari discutere ed alzare un po' la voce fino a notte fonda. Piuttosto che vedersi circondati da ectoplasmi buoni a dire solo «si» o «no», a seguire qualche direttiva calata dall'alto, oppure ad aver bisogno di seguire qualche velina preparata altrove. Per questo motivo non disdegniamo il confronto con esponenti dell'altra barricata, quando sono presenti i presupposti dialettici. Purtroppo, soprattutto con l'avvento della nuova era similfascista, è sempre più difficile trovare dillà qualcuno col quale valga davvero la pena confrontarsi: funzionano solo a slogan. Quindi confessiamo che la colpa è nostra. Perchè gli slogan siamo capaci di inventarli pure noi, ma in un confronto cerchiamo la capacità di scavare e sporcarsi, non quella di volteggiare elegantemente sul ghiaccio sottile. Per essere risucchiati poi dalla prima crepa.


Per comodità di ragionamento vogliamo ribadire la scelta fatta qualche anno fa: la rifaremmo anche oggi. Non solo: continuiamo a pensare che il Partito Democratico sia una istituzione con una funzione molto importante. Non si tratta di un club velistico, per entrare all'interno del quale occorrono requisiti molto stringenti. In una società evoluta e matura, ci si iscrive ad un partito perchè si vuole testimoniare una aderenza ideale che, però, richiede anche un attivismo concreto. Ognuno secondo le proprie possibilità, ed in base alle proprie competenze, certamente. Ma chi si iscrive ad un partito deve (dovrebbe!) parteciparne la vita, organizzativa e politica. E partecipare alla vita politica di un partito significa, fondamentalmente, discutere. Confrontarsi, anche aspramente, per distillare un percorso, una iniziativa, una scelta. Perchè quando un partito parla, esprime una posizione che non appartiene ad una persona singola. Neppure ad un gruppo ristretto di persone. Appartiene prima di tutto al popolo degli iscritti, magari solo ad una parte maggioritaria, ma che si è venuta a creare attraverso una discussione, un confronto, una contrapposizione di mozioni che sono state votate. Sarà poi questo popolo che avrà il compito di diffondere la proposta nella società, oltre i confini del partito.

Stiamo parlando di una società ideale, si capisce. Ma rimane il fatto che solo all'interno del partito esiste la possibilità di confrontarsi in modo profondo circa le caratteristiche di due candidati alla segreteria. Solo chi conosce, anche solo per consapevolezza, le infinite variabili che conducono alla scelta dell'uno o dell'altro possono esprimere un voto consapevole, meditato, concretamente radicato nella ricchezza programmatica del partito stesso. Ecco perchè anche noi, come Peppe, continuiamo a pensare che il segretario del PD debba essere scelto dagli iscritti al partito. I simpatizzanti che vogliono essere più protagonisti sono accolti a braccia aperte: abbiamo bisogno di tutti. Ma un impegno concreto è l'unico modo per distinguere le talpe dalle faine, i canguri dalle iene.


Se le primarie per la segreteria sono affare interno del partito, che (secondo noi) dovrebbe sempre essere risolto all'interno del partito stesso, le primarie per la scelta di un candidato di coalizione sono affare ben più ampio e problematico. Innanzitutto per l'obiettivo tecnico: il candidato scelto, se vincente, diventa primo ministro. Di tutti gl'italiani. Ma, per risultare vincente, occorre che almeno tutti gli elettori dei singoli partiti della coalizione siano disposti a votare il candidato scelto. E qui si innesta un meccanismo estremamente delicato perchè, mentre vai a votare il candidato di coalizione, che è di un partito diverso dal tuo, devi anche votare il tuo partito, per dargli maggior peso all'interno della coalizione stessa. Insomma: c'è la necessità di specificare, marcare una differenziazione, nello stesso momento in cui occorre tenersi uniti dietro al comandante unico, per riuscire a vincere insieme a lui. 


E' il grande intrallazzo generato da questo sistema maggioritario. Devi fare una campagna elettorale capace di marcare le differenze da tutti, per convincere che tu sei il migliore e che occorre votare il tuo partito. Ma devi anche fare una campagna elettorale per un candidato unico che non è il tuo. Che appartiene ad un altro partito che, per quanto vicino ideologicamente, è comunque altro da te, e rimane un contendente. Vota il candidato unico, che è il migliore degli altri; ma poi vota noi, che siamo ancora meglio!


Le due modalità nascondono insidie e prospettive diverse. Le primarie favoriscono, a prescindere, l'emergere di quegli elementi di contorno della politica. La simpatia, il fascino, il modo di parlare, la resa fotografica e video, la capacità di sorridere e di rispondere agli attacchi ed alle polemiche. Senza tralasciare la maestria di saper semplificare, anche per gl'italiani più distratti, le fondamenta politiche del programma presentato. La scelta interna, attraverso il confronto politico tra gli alleati, risponde invece a logiche più politiche. La capacità di mediare tra interessi ed ambizioni contrastanti, la capacità di essere davvero il leader di tutti i partiti della coalizione, e non solo di un partito singolo. Fino alla capacità di valorizzare i meriti e le competenze reali provenienti da tutti gli alleati, superando antipatie e trabocchetti dei quali, soprattutto noi a sinistra, siamo maestri assoluti.


Peppe Russo, supportato anche da tanti nomi prestigiosi che si stanno esprimendo in modo simile, non ha dubbi: fosse per lui, sarebbero abolite anche le primarie di coalizione. Noialtri confessiamo di avere in deposito una gran quantità di dubbi e moltissime domande, ma neanche una risposta. Quello che ci sentiamo di dire, molto francamente, è: fate presto! A noi preoccupa constatare che è già passata anche l'estate. E dalla primavera qualsiasi data potrebbe essere buona.


A noi serve un leader. Ma non perchè non abbiamo nomi in agenda. Al contrario: ne abbiamo fin troppi. A noi serve mandare agli italiani il messaggio buono, quello utile per partire col piede giusto: siamo una coalizione di partiti che, in nome di questo programma alternativo alle bugie ed alle incapacità manifeste dei similfascisti, vi chiede fiducia per governare l'Italia. Ed il garante di questo programma è il nostro leader. Il nome è importante, certamente, ma l'elenco delle cose da fare per gl'italiani lo è ancor di più. Per questo motivo non ci piace sentire qualcuno, tra di noi, che continua a tergiversare, che afferma non sia ancora venuto il momento di farle, le primarie. A noi sta bene tutto: non volete le primarie? Allora sposiamo la prospettiva di Peppe: rinchiudetevi dove volete e mandate segnali di fumo. Uscirete solo con la fumata bianca. Invece volete le primarie? Allora fàtele. In questo momento non le avete neppure programmate: significa che mancano i nomi, mancano le procedure, mancano le regole, mancano gli accordi. Insomma: manca tutto. Soprattutto, manca ancora l'orgoglio di poter dire: lavoreremo per fare questo. E' questo il modo col quale vogliamo migliorare la vita degli italiani.


La fiducia degl'italiani andrà conquistata palmo a palmo, voto per voto. Non partiamo vincenti ma, per fortuna, neppure perdenti. Possiamo fàrcela, ma sarà una battagliaccia. Questi anni di regime similfascista sono stati davvero devastanti: è peggiorata (tanto) l'Italia, ed è peggiorata (tanto) la qualità della nostra vita. L'estrema destra non è stata capace di mantenere neppure una delle promesse che, pure, sarebbero piaciute anche a noialtri. Il taglio delle accise ed il blocco della Fornero su tutto. Non parliamo di ecologia, di sanità, di scuola, di trasporti, di stipendi, di tasse: è stato tutto risucchiato nel vortice delle armi, dei maga trumpiani, dell'ossessione immigrati, della solita e scontatissima difesa ad oltranza dei soliti privilegiati: gli evasori e gli elusori su tutti, poi i grandi gruppi industriali, i grandi professionisti della partita iva, la classe dirigenziale e politica.


Ecco. E' su tutte queste cose che vorremmo delle proposte. E' su queste cose che vorremmo vedere una coalizione che riflette, che si confronta, magari che alza pure un poco i toni. E' sulle cose che Marx affermava far parte della struttura della società, che vorremmo sapere che cosa la coalizione ha da dire. Per le sovrastrutture, come la cultura woke sulla quale qualcuno si sta soffermando più del dovuto, ci sarà tempo. Nessun conflitto, ma al centro del programma occorrerà recuperare la vita concreta delle persone. Che, se possono contare su servizi efficienti, e non sono costrette a fare a botte col calendario per arrivare a mangiare tutti i giorni, avranno meno occasioni di sviluppare quella rabbia e quel senso di vendetta che, culturalmente, è l'unica vera strategia ideologica e politica delle destre estreme.


Ecco qua. Noi ci abbiamo provato. Adesso sbrigatevi a scegliere, perchè il tempo stringe.


Dobbiamo rimettere in piedi l'Italia.