Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) lasceranno l'OPEC a partire da domani, 1 maggio 2026.
1. Cosa significa concretamente?
L'OPEC è l'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e funziona come un cartello: i Paesi membri si accordano su quanto petrolio (non) estrarre per mantenere i prezzi stabili e alti. Perchè il meccanismo è il solito: meno offerta significa prezzi più alti. L'uscita degli Emirati Arabi Uniti significa principalmente tre cose: (a) che gli EAU non dovranno più rispettare le quote imposte dall'OPEC. Potranno pompare ed esportare tutto il petrolio che ritengono necessario; (b) che si concretizza la rottura tra gli EAU e l'Arabia Saudita. Quest'ultima, il leader di fatto dell'OPEC, ha sempre imposto le quote di estrazione ed il prezzo globale del petrolio, scontrandosi con gli EAU che avrebbero invece voluto già da tempo aumentare, anzi quasi raddoppiare la propria quota di estrazione; (c) che l'OPEC ne esce ridimensionato. Gli EAU sono il terzo produttore del gruppo, e la loro uscita sottrae il 10-15% della capacità produttiva del cartello. Il problema vero sta nell'indebolimento politico dell'OPEC che, in questo modo, rischia di non avere più il potere di influenzare i mercati. Se aumenta la quota di coloro che il petrolio se lo estraggono liberamente e se lo vendono al prezzo che gli pare, il cartello potrebbe addirittura disintegrarsi. Alcuni analisti lo considerano scenario non immediato, ma altamente plausibile.
2. Beneficio o peggioramento per il mondo?
L'impatto globale di questa decisione avrà probabilmente due fasi ben distinte, fortemente influenzate dall'attuale crisi geopolitica nel Golfo Persico e dal blocco dello Stretto di Hormuz. A breve e brevissimo termine, senza dubbio, assisteremo ad un ulteriore peggioramento della situazione, ossia i prezzi saranno più alti. I mercati finanziari odiano l'incertezza, e lo shock dei prezzi ne è palese conseguenza: immediatamente dopo la notizia, il prezzo del greggio è già balzato in alto. Al momento, anche se gli EAU volessero subito inondare il mercato di petrolio, non avrebbero la possibilità di farlo, stante le attuali tensioni e le difficoltà di trasporto attraverso lo Stretto di Hormuz. Pertanto l'offerta è obbligata a rimanere bassa, e di conseguenza i prezzi a rimanere alti.
A lungo andare, però, potrebbe innescarsi una guerra dei prezzi. Perchè gli EAU si sentiranno liberi di massimizzare la produzione per guadagnare quote di mercato. Questo significa che l'offerta globale di petrolio aumenterà, e di conseguenza dovremmo assistere ad un abbassamento strutturale dei costi dell'energia.
3. E l'Italia?
Noi siamo dipendenti dalle importazioni di petrolio, quindi queste dinamiche ci riguardano molto da vicino. Esattamente come è possibile prevedere per il mondo, nel breve periodo è probabile che aumenterà la sofferenza, e la benzina continuerà ad avere un prezzo alto e difficilmente sostenibile. Con gravissime ripercussioni su tutto il sistema economico del paese.
Ma, nel lungo periodo, con l'ipotesi di un mercato del petrolio più libero e con un'offerta maggiore, anche noi trarremo grandi benefici dal conseguente abbassamento del prezzo del greggio.
Insomma a noi conviene metterci alla finestra e fare il tifo.
Più i produttori decidono di litigare e spaccarsi, maggiori saranno le nostre possibilità di risparmiare sulla bolletta energetica.

