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Giovedì, 02 Aprile 2026
Anagni

Prospettive dopo il referendum

Il risultato del referendum può essere l'inizio di un nuovo assetto politico ad Anagni? Volentieri pubblichiamo l'analisi di Antonio Cacciatori, che ha partecipato attivamente al lavoro del Comitato per il NO
Di Antonio Cacciatori MARTEDì, 03 NOVEMBRE 2026


Un’analisi del risultato referendario ad Anagni deve avere un primo punto di confronto con un dato similare praticamente omogeneo, mi riferisco ad un referendum che ha avuto un contenuto parimenti politico: quello del 2016.

Nel 2016 l’affluenza ad Anagni fu maggiore, superò il 70% e la percentuale del NO fu logicamente più marcata, poiché Renzi trasformò quell’appuntamento in un uno contro tutti.

Come fecero notare le analisi dell’epoca, anche in quell’appuntamento ci fu una grandissima partecipazione dei giovanissimi al voto referendario, soprattutto cito un articolo del Sole24ore dell’epoca: «dei giovani e dei ceti più deboli che si sentirono colpiti dal jobs act e reagirono in maniera forte alla Riforma Renzi».

Paradossalmente, proprio questo marcato non riconoscersi nei partiti tradizionali portò, nelle successive elezioni politiche, al grandissimo successo della Lega al Nord e del Movimento 5 Stelle al Centro Sud.

Dato che risultò evidente anche nella nostra città dove alla Camera (dato paragonabile al referendum per la fascia di elettori, poichè votano i maggiorenni) il Movimento 5 stelle sfiorò il 36%, doppiando praticamente il Partito democratico.

Dopo 7 mesi, nel 2018, ad Anagni assistiamo alla prima elezione Natalia, vincitore al primo ballottaggio targato centro destra della nostra città, elezioni che sono fortemente indirizzate dal peso delle liste civiche di centro destra e che vedono spegnersi, a livello amministrativo, la forza dei 5 stelle che perdono due terzi dei voti rispetto alle politiche.

Nelle elezioni regionali che anticipano le comunali del 2023, il fenomeno Meloni tira in maniera fortissima, ed anche ad Anagni Fratelli d’Italia prende quasi il 33% ed il centro destra unito ottiene quasi il 58% delle preferenze. Nelle ultime elezioni amministrative il grande patrimonio delle Regionali riesce a suddividersi più o meno equamente anche nelle liste civiche delle 3 forze che poi sono confluite nell’attuale maggioranza.

Penso sia possibile concludere che ogni referendum fortemente politicizzato certifica che ci sono delle sacche di elettorato che necessitano di punti di riferimento che spesso vanno oltre il panorama e gli steccati precostituiti, di quello che è presente nel carnet politico.

Per questo ritengo che si, il risultato del No ad Anagni può essere un buon punto di partenza, ma non certificata e non attesta che l’attuale maggioranza è in uno stato comatoso, vista l'enorme maggioranza in Consiglio, che non può certo scalfirsi per un referendum, seppur dirimente come questo.

Intercettare e veicolare i voti dei delusi, ricostruire un senso di fiducia, sono passaggi che passano dalla costruzione di una fortissima credibilità che, come certificano i dati e la storia elettorale della nostra città, soprattutto alle amministrative, dipende dalle persone e dalle idee che spesso per aggregare possono transitare, ma debbono superare contenitori ideologici e preconfezionati.

Un dato è certo: per riprendersi la città, oltre a mantenere un’identità progressista, bisogna erodere consenso anche al mondo di centro destra, che nelle ultime amministrative ha fatto la stessa operazione, attingendo a candidati storicamente di sinistra.

Auspico un maggiore coinvolgimento dei giovanissimi alla vita politica della città e devo ammettere che, sia nel comitato per il NO che anche in LiberAnagni, c’è un meraviglioso fermento.

E proprio sui giovani vorrei citare Giuseppe De Vittorio in una frase che oggi è attualissima: «È naturale che i giovani amino la pace, la libertà, il progresso, poiché soltanto nella pace e nella libertà il giovane vive, impara, si educa, si sviluppa e si forgia una propria personalità, premessa indispensabile nella lotta per una vita collettiva più degna e migliore».

Vale la pena fermarsi e riflettere.


Antonio Cacciatori