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Lunedì, 13 Aprile 2026
Politica

Primavera ungherese

Ci voleva la maledizione di Trump per far perdere elezioni e potere all'ultra nazionalista ungherese Orbàn. Piange la Russia, piangono gli USA. Meloni e Salvini si sentono più soli: se soffia un nuovo vento in Europa e nel mondo, non spinge più a destra.
Di mm GIOVEDì, 03 SETTEMBRE 2026
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La maledizione che perseguita tutti i politici amici molto stretti di Trump, e che li vuole irrimediabilmente sconfitti, ha colpito anche l'Ungheria. Viktor Orbán non è più il premier ungherese: ha perso le elezioni. Il suo regno, lungo ben 16 anni, è giunto al termine dopo la schiacciante sconfitta elettorale di ieri sera. Un risultato che provocherà ripercussioni politiche profonde: in Europa, negli States e pure in Russia. Il leader più autocratico dell'UE, stretto alleato sia del presidente Trump che del presidente Putin, cosa di per sè molto più che inusuale, ha perso perchè era destinato a perdere. Non si scherza mica con le maledizioni.

Ha vinto Péter Magyar. Anzi ha stravinto, perchè rischia di ottenere una supermaggioranza in parlamento, grazie ad una legge-truffa elettorale voluta da Orbàn, e lungamente contrastata dal vincitore. Se sarà confermata, questa ultramaggioranza gli consentirà di smantellare elementi chiave della «democrazia illiberale» di Orbán, demolendo lo stretto controllo del primo ministro sulla magistratura, sulle aziende statali e sui media. Della serie: chi di legge elettorale ferisce...


L'addio di Orbán rappresenta un enorme sollievo per l'UE, che per anni ha regolarmente sfruttato le debolezze sistemiche occidentali. Ad esempio, recentemente ha aiutato Putin a bloccare 90 miliardi di euro di aiuti europei all'Ucraina, ed ha contribuito ad arginare ogni legge tendente ad aprire la società e la cultura non solo ungheresi, ma proprio europee, mettendosi di traverso a proposito degli ideali di democrazia, di libertà individuali, di inclusività. Non a caso la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non è riuscita a trattenere la gioia: «Stasera in Ungheria il cuore dell'Europa batte più forte».


Ma la pesante sconfitta dell'(ex) premier ungherese rappresenta anche un duro colpo per il movimento MAGA di Trump, che aveva sempre visto in Orbàn uno studente carismatico della propria versione di nazionalismo anti-immigrazione, di matrice cristiana. Si trattava del suo allievo prediletto, qui in Europa, ed è stato il grimaldello perfetto per scardinare l'idea di un'Europa forte, unita, capace di competere coi grandi del mondo. I veti di Orbàn, mentre bloccavano l'UE, aprivano le porte per far entrare gli USA. Della serie: chi ha fatto entrare la volpe nel pollaio?


Esistono motivi di giubilo anche pei nostri sinistri: Orbàn è sempre stato grande amico di Meloni e Salvini, e la sua sconfitta rende l'estrema destra italiana ancora più isolata in Europa. Non lo dicono apertamente, ma la paura serpeggia: che il vento stia cambiando? Noi ce lo auguriamo. Ma desideriamo ricordare, ai sinistri italiani, che loro ancora non hanno vinto niente. Il vento sarà pure cambiato, ma sarebbe utile cominciare a soffiare.


Forte.