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Lunedì, 18 Maggio 2026
Politica

Populisti di tutto il mondo, unitevi!

Goffredo Buccini, sul Corsera, delinea in modo puntuale e condivisibile il male della nostra epoca. Il populismo. Solo il coraggio di recuperare una visione globale della storia dell'uomo, in un mondo in trasformazione, può restituirci un futuro.
Di mm GIOVEDì, 03 SETTEMBRE 2026
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Sul Corriere della Sera Goffredo Buccini ha discusso un argomento molto interessante: il populismo. E l'ha fatto partendo dal caso occorso in Gran Bretagna. Un paese che, tradizionalmente, è sempre stato ad una certa distanza dal populismo. Buccini parla di un paradosso che si aggira per l'Europa e per l'intero Occidente. Ed il paradosso sarebbe la Brexit, ossia una scelta scellerata venduta un decennio fa come la panacea di tutti i mali da pifferai magici della disinformazione, che però si è rivelata un atto di puro autolesionismo economico e geopolitico. Ha prosciugato la crescita, è costata miliardi alle tasche dei cittadini e, come ormai sappiamo, è stata persino foraggiata da potenze ostili, come la Russia, interessate unicamente a frammentare l'Occidente. Eppure, di fronte a questo disastro certificato, i promotori di quell'inganno, come Nigel Farage, non sono stati spazzati via dalla storia. Al contrario, prosperano nei sondaggi, pronti ad insidiare chi oggi governa. Come è possibile?


La risposta a questa domanda è il cuore della crisi che affligge le nostre democrazie liberali, e si regge su alcuni pilastri fondamentali che l'autore mette spietatamente in luce: innanzitutto il fallimento emotivo e sociale della politica tradizionale. I partiti storici, concentrati sulla gestione tecnocratica, hanno smesso di parlare al disagio profondo delle persone. Hanno lasciato che le paure collettive generate dalla globalizzazione venissero egemonizzate dagli estremisti. La colpa dei moderati però non risiede solo nel passato: è anche nel presente. Chi oggi guida le istituzioni ha un'eccessiva timidezza rispetto ai temi che più interessano i cittadini, e che andrebbero affrontati con coraggio. Per paura di spaccare l'elettorato, i leader tradizionali si limitano ad un triste cabotaggio da burocrati, rifiutandosi di compiere le scelte coraggiose che invece sarebbero indispensabili, come ad esempio denunciare apertamente il fallimento dei populisti. Insomma: manca la visione, manca l'audacia della responsabilità politica.


Buccini prosegue sottolineando che il populismo prospera perchè riempie un vuoto. Mette in scena una guerra tra poveri (i penultimi contro gli ultimi)  e si appella a un'idea mistificata di popolo, inteso come un blocco unico e detentore di una verità assoluta. È una visione pericolosissima, che supera lo stato di diritto per arrivare a quella che si configura, di fatto, come una dittatura della maggioranza. Un approccio autocratico che strizza l'occhio ai regimi e che vediamo replicato ovunque: dalle ombre golpiste di Trump in America, ai movimenti cripto-nazisti nel cuore dell'Europa, fino alle derive nell'Est europeo.


La riflessione dell'autore culmina in un'amara e lucida riflessione finale, di natura quasi spirituale. Prendendo in prestito il pensiero di Chesterton, secondo cui chi smette di credere in Dio finisce per credere a qualsiasi cosa, il parallelismo con la politica attuale appare convincente: chi smette di credere nelle istituzioni liberali finisce per credere a qualsiasi demiurgo o ciarlatano di passaggio. La tolleranza non basta più per difendersi dagli intolleranti. La mera reazione difensiva, i richiami ai codici o ai tribunali, non sono sufficienti per arginare questa marea. Quello che manca, e che è urgentemente necessario ricostruire, è un profondo e convinto sentimento democratico.


La democrazia liberale non può sopravvivere se viene vissuta solo come un freddo regolamento condominiale. Ha bisogno di una narrazione forte, di un'alternativa appassionante che sappia dare un senso di appartenenza a chi si sente smarrito. Ha bisogno, in sintesi, di qualcuno che torni a professarne i valori ad alta voce. Perché la storia ci insegna che i diritti e la libertà non sono garantiti per sempre: per mantenerli vivi, occorre il coraggio di battersi.


Contro tutti i populisti. Globali e locali.