
C'è un chiarimento doveroso da fare, adesso che Vannacci Roberto se n'è andato dalla Lega, per formare un nuovo gruppo politico di estrema destra. Ed è questo: non può essere una sorpresa per nessuno che, dalla Lega, si scivoli così facilmente nelle 'cose nere', anzi nerissime. Che è in fondo lo stesso motivo per cui, in effetti, il destro estremo Vannacci Roberto, a suo tempo, entrò nel gruppo della Lega. E non, ad esempio, dentro FdI.
Un po' di storia? Correva l'anno 2009. Mario Borghezio, celeberrimo uomo della Lega, fu beccato in Francia, a margine di un convegno di area, snocciolare il seguente ragionamento: «Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. E' un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera... ma, dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi». Lasciamo alla vostra fantasia identificare in modo meno nebbioso quegli 'stessi' ai quali l'ex uomo politico leghista faceva riferimento.
Anno 2024. La Lega ha festeggiato 40 anni. C'è questo signore che si chiama Leoni Giuseppe. E' stato deputato ed eurodeputato per la Lega in numerose legislature. Peggio ancora: la Lega l’ha fondata proprio lui, insieme all'Umbert. Appunto, nel 1984. Dunque, in occasione del 'compleanno leghista', a questo Leoni viene chiesto se la nuova Lega di Salvini sia migliore o peggiore della Lega che lui fondò 40 anni prima. Risposta: «Peggio, molto peggio. Io sono federalista, lui è fascista. Io voglio l’autonomia, lui vuole i fascisti. Non occorre aggiungere altro (...) la Lega era federalista, si batteva per il Nord, per l’autonomia, per le industrie, per i lavoratori. Adesso è malata di nazionalismo e di fascismo. Per me che, come Bossi, vengo da una famiglia antifascista, è doloroso».
Allora: non sarebbe il caso di tògliersele, le fettine di salame dagli occhi? Il fenomeno lega è sempre stato, come minimo, 'imbevuto' di nostalgie che personaggi importanti della storia leghista definiscono, semplicemente, con una parola chiara: fasciste. Per questo Vannacci Roberto vi aveva trovato, agevolmente, accoglienza politica.
Il progetto politico di Salvini, almeno dal suo punto di vista di estrema destra, non era del tutto sballato. Siamo in fase di definitivo sdoganamento dell'ideologia di estrema destra: addirittura adesso la lega fa parte di un governo di forze di estrema destra. Diciamo dunque che, almeno culturalmente, le tante sfumature del nero non hanno più bisogno di nascondersi: non solo possono uscire allo scoperto. Possono addirittura governare l'Italia. Dunque questo può essere il momento di favorire l'emersione di quell'elettorato che, da sempre, vive sotto traccia. Che è rimasto impastoiato in un folklore politico senza alcuna capacità di relazionarsi con una realtà occidentale, moderna, tecnologica, insomma diversa da quella governata da capoccione. Per andare a scovare questo elettorato, però, il messaggio della lega non basta: servirebbe qualcosa d'altro. Soprattutto, servirebbe un ponte in grado di scavalcare FdI là dove i meloniani coltivano il proprio giardino elettorale, ossia a destra.
Eccola qui allora l'occasione: Vannacci Roberto. Un cuneo nero nella mentalità non solo italiana, ma ancor più europea. Mentre la Meloni è impegnata a dotarsi di un guardaroba istituzionale, rivedendo e correggendo le sguaiatezze di un'opposizione vissuta pericolosamente, sola contro tutti, ed è all'inizio di una transizione che dal nero arrivi almeno al grigio, sebbene molto scuro, la lega (con Vannacci) potrebbe andare a sottrarle proprio quell'elettorato che invece nero, anzi nerissimo, è rimasto.
Vannacci poteva essere la staffetta avanguardistica, la testa di ponte da mandare giù, negli inferi, a recuperare quell'elettorato. Inducendolo a votare Lega. Non ha avuto mica torto, il Salvini. Mezzo milione di voti racimolati da Vannacci alla sua prima uscita elettorale hanno dimostrato che, Salvini, ci aveva visto giusto. Le nostalgie per niente oscurate dal Vannacci non erano solo calcolo politico. Come abbiamo visto, sfondavano una porta già ampiamente aperta. Anzi spalancata. Da tanto, tanto tempo.
Cos'è andato storto, allora? Vannacci Roberto, ahinoi, s'è ingolosito. Il successo personale è effettivamente figlio della sua capacità di risvegliare politicamente proprio quella parte di elettorato con la quale Salvini voleva 'ricattare' Giorgia Meloni. Detto in altre parole: ha avuto 'troppo' successo. E dunque, ad un certo punto, deve essersi reso conto che non ha più bisogno nè della lega, nè tanto meno di Salvini. Così si è fatto un partito suo. Con un programma suo. Libero da ogni costrizione istituzionale. Un giocattolo col quale riprendere i temi a lui cari, quelli del mondo al contrario. Insieme a quell'elettorato che, finalmente, sta uscendo dal buio della storia. Grazie a lui.
A Salvini, ed alla lega, sono rimasti i 500.000 voti del Vannacci. Per ora. A chi si riferirà, il 'traditore', quando nel manifesto scrive che «la mia destra è diversa da quella che qualcuno propone o che qualcun altro si rassegna di rappresentare»? Sarà Salvini, il 'rassegnato'? Chissà.
Intanto, deve rassegnarsi al fallimento del suo progetto politico incentrato sul Vannacci. Un vero peccato, in effetti, perchè non era mica pensato male. Idee, prospettive, obiettivi, simboli: sembrava tutto perfettamente compatibile.
Pure il colore: erano proprio le sfumature giuste.
@Ave@

