Sono mesi che assistiamo, in modo francamente ridicolo, alle bufere che travolgono i vertici della cultura istituzionale italiana, ossia il ministero della cultura. Le destre estreme tentano ogni volta di classificarle semplici incidenti di percorso, o magari semplici scivoloni comunicativi. Ma invano. La figuraccia cosmica, ogni volta, rappresenta il sintomo evidente di un cortocircuito strutturale. Le destre, insomma, continuano a fare a botte con la cultura. Non sembrano essere capaci di andare oltre le sagre della porchetta: offrono l'immagine di non sapere neppure da che parte sia, la cultura.
Le destre, da sempre, lamentano una specie di complesso d'inferiorità, parlando addirittura di dittatura intellettuale della sinistra. Secondo loro la cultura di destra avrebbe radici estremamente nobili che, però, a causa appunto di questa specie di dittatura, sarebbe stata volutamente cancellata. La conquista del potere, secondo le destre, avrebbe permesso di ribaltare, finalmente, questa situazione, facendo emergere quella cultura di destra sempre offuscata. Ma, come sempre, tra il dire ed il fare...
Tra gli analisti più attenti, però, è stato messo in evidenza come questa lettura sia inquinata da una serie di equivoci importanti. E, soprattutto, insanabili. Innanzitutto sul concetto stesso di radice culturale. Che, nel nostro paese, non è e non è stata mai di sinistra. O, peggio, di natura marxista-leninista. Al contrario: la grande radice culturale italiana, alla quale si sono abbeverati tutti i filoni e tutte le tendenze culturali e filosofiche, nel corso dei secoli e fino ai nostri giorni, è il cattolicesimo. E' questo il collante vero, comprese le sue variazioni sul tema, che ha contribuito a saldare il senso dell'Italia e dell'italianità. Il valore morale della nostra nazionalità è fondato su una matrice culturale moderata, di stampo cattolico. Questo è stato ed è tuttora il centro dal quale partiamo tutti, magari anche solo per allontanarcene in una direzione oppure nell'altra. Il moderatismo cattolico è la misura di tutta la nostra cultura. Anche di coloro che cattolici non sono. Pertanto non esiste una vera tradizione culturale di destra esattamente come non esiste una vera e propria tradizione culturale di sinistra. Al max esistono percorsi che vanno in una direzione piuttosto che l'altra, ma partendo tutti da uno stesso centro.
Detto questo, appare ancor più ridicolo il modo col quale le destre governative, una volta al potere, hanno pensato di poter colmare questo divario. Hanno creduto che l'unica cosa da fare fosse occupare, fisicamente, gli spazi della cultura istituzionale, attraverso la nomina di persone gradite al loro potere. Questa occupazione, però, ha assemblato in modo mostruoso personaggi del tutto eterogenei tra loro. L'unico collante è stato il gradimento politico o, peggio, la tessera politica. Ma un'identità culturale, va da sè, è ben altro. Persino la festa nazionale di Atreju, dei fratellini d'Italia, sebbene abbia alle spalle quasi un trentennio di vita, risulta essere una semplice riunione politica. Magari anche con invitati prestigiosi, ma priva completamente di una vera radice culturale nazionale in grado di creare identità popolare. Il popolo di destra, nel suo insieme, neppure sa chi sia il personaggio di Atreju. Da dove sia stato tirato fuori. Che cosa possa rappresentare nel panorama della sua ideologia. Addirittura intellettuali di sinistra che, al contrario, il Signore degli Anelli lo conoscono bene, hanno avanzato più che fondati dubbi sulla congruità del personaggio Atreju con l'immaginario ideologico delle destre al potere.
Insomma: lottizzare le poltrone istituzionali della cultura non basterà alle destre per riuscire a far nascere una egemonia culturale.
Anche perchè, con tutta evidenza, la loro è una ideologia estrema, che disprezza molti dei principi fondamentali della libertà e della convivenza civile. Siamo nel perimetro Maga di Donald Trump. Siamo nel campo dell'estremismo similfascista. Che non hanno proprio niente a che vedere col più classico moderatismo conservatore.
Forse, per illudersi di poter creare una vera identità culturale, le destre avranno bisogno di cambiare politica.
Pensiamo che non saranno capaci di fare nè l'una, nè l'altra cosa.

