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Mercoledì, 15 Aprile 2026
Politica

Israele è più lontana

L'enorme pressione internazionale, unita a quella interna, ha partorito il primo topolino. La collaborazione militare con Israele è un po' meno automatica. E' poco, ma sedersi al tavolo per rinegoziare gli accordi è un primo passo. Positivo.
Di mm MARTEDì, 03 NOVEMBRE 2026
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Anche se non ne è immediatamente percepibile il grande valore politico e strategico, ieri la Presidente Meloni ha fatto un annuncio di enorme rilievo durante la visita al Vinitaly di Verona. Ma l'argomento non è il vino italiano: si tratta, invece, dei rapporti Italia-Israele. La Meloni ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele.

Questa decisione rappresenta un segnale politico di forte impatto, e si inserisce nel complesso e delicatissimo equilibrio diplomatico legato al conflitto in corso a Gaza ed in Libano. Sospensione del rinnovo automatico non significa una rottura totale dei rapporti, sia chiaro, ma mette in discussione un pilastro della cooperazione militare che dura da vent'anni.


1. Il Memorandum del 2003

L'accordo, ufficialmente intitolato Memorandum d'Intesa tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo dello Stato d'Israele sulla cooperazione nel settore della difesa, è il binario su cui hanno viaggiato i rapporti militari tra i due Paesi per due decenni.


2. Cosa prevede?

Esattamente, ma riassumendo un po', prevede: (a) Scambio di materiali e tecnologie, per facilitare l'acquisto e la vendita di armamenti, sistemi di difesa e tecnologie a doppio uso (civile e militare); (b) Cooperazione industriale, per promuovere joint venture tra aziende italiane (come Leonardo) e colossi israeliani (come IAI o Elbit Systems); (c) Ricerca e Sviluppo, con lo scopo di rinforzare la collaborazione scientifica per lo sviluppo di nuovi sistemi d'arma, radar e tecnologie cyber; (d) Addestramento e Formazione, per l'organizzazione di esercitazioni congiunte tra le rispettive aeronautiche, eserciti e marine, oltre allo scambio di ufficiali e organizzazioni strategiche; (e) Intelligence, per mantenere canali preferenziali per lo scambio di informazioni riguardanti la sicurezza nel Mediterraneo e in Medio Oriente.


3. Che vuol dire sospensione?

Fino ad oggi, il trattato prevedeva una clausola di rinnovo automatico (solitamente ogni 5 anni). Decidere di non rinnovarlo automaticamente significa che l'Italia vuole rinegoziare i termini di volta in volta, vuole essere libera di valutare, alla scadenza del quinquennio, se rinnovare il memorandum, ed a quali condizioni. Non si tratta di una vera e propria rottura ma di un controllo regolare, una specie di frontiera, che prima però non c'era. Aggiungiamo, a completezza del contesto, che questa mossa si somma al blocco delle licenze per l'esportazione di nuovi armamenti verso Israele, già attivo dall'ottobre 2023, in conformità con la Legge 185/90 (che vieta l'export di armi verso Paesi in stato di conflitto armato).


4. Conseguenze?

Innanzitutto di carattere diplomatico. Questa decisione è una forma di pressione politica verso Israele. Ma, in questo modo, l'Italia si ri-allinea con quella parte della comunità internazionale che chiede maggiore moderazione a Tel Aviv, cercando di smarcarsi da una posizione di supporto incondizionato alla politica militare israeliana, ma senza tagliare i ponti del tutto.

Dal punto di vista industriale e tecnologico, invece, numerosi sistemi di difesa italiani utilizzano componenti israeliane, e viceversa. La sospensione quindi potrebbe rallentare i progetti di ricerca e sviluppo comuni, e quindi creare incertezza per le aziende della difesa che hanno contratti a lungo termine con Israele. Oltre al rischio di un accesso più limitato, da parte nostra, a tecnologie d'avanguardia come droni e missili.

Infine, per quanto concerne l'aspetto di intelligence, l'interscambio di informazioni sulla minaccia terroristica potrebbe subire un raffreddamento, rendendo più complessa la gestione dei pericoli comuni.


In definitiva la mossa del governo Meloni, al momento, ci pare essenzialmente una decisione politica, che vuole inviare un messaggio trasversale. Vuole rispondere alle pressioni europee, che corrispondono anche a quelle delle opposizioni e di larga parte degli elettori italiani, che hanno da tempo protestato per l'immagine di eccessivo appiattimento dell'Italia sulle posizioni militarmente condannabili del governo di Netanyahu.


Ma, come al solito, noi italiani riusciamo a trovare sempre un equilibrio nebulosamente pilatesco: il memorandum potrà continuare ad essere firmato e confermato, dopo il necessario aggiornamento contestuale. Com'è che diceva il grande fisico? Nulla si crea e nulla si distrugge. Ma tutto si trasforma.

Anche in politica.