L'Italia è un paese davvero meraviglioso, lo sentiamo ogni giorno di più. Nelle stesse ore in cui le nostre gloriose istituzioni varano la nuova, illuminata legge sulla caccia, una specie di lasciapassare che finalmente garantirà a tutti il sacrosanto diritto di impallinare un fagiano tra un bagnino ed un pedalò, un'altra, ben più ambiziosa battuta di caccia si consuma nei salotti buoni della destra capitale. Nella fattispecie: mentre il cacciatore medio italiano lucida la doppietta sognando di fare centro in un'oasi del WWF, il generale Roberto Vannacci, il famigerato stratega del mondo al contrario, ha inaugurato la sua personalissima stagione venatoria. Un colpo da maestro strategico: un appuntamento a cena, ampiamente anticipato e pubblicizzato, perchè le telecamere hanno i loro tempi, si capisce, niente poco di meno che con Gianni Alemanno, freschissimo di scarcerazione. Da una parte l'uomo che sussurra ai patrioti, dall'altra l'ex sindaco di Roma che, dopo aver esplorato a fondo le patrie galere e le aule di tribunale, ritrova l'aria fresca della libertà e, immediatamente, la vocazione politica.
La tavolata è un capolavoro di posizionamento tattico. Mentre la nuova legge venatoria ci insegna che non esistono più limiti territoriali per chi ha il grilletto facile: spiagge, parchi nazionali, cortili condominiali, la politica ci dimostra ancora una volta che, a non esistere, è il passato. Inteso come storia: personale, di gruppo o di partito. Non ci sono più limiti per racimolare consensi. Chissenefrega da dove provengano i tuoi alleati? Della serie: già i latini lo dicevano, dall'alto della loro grande saggezza: consensus non olet.
Vannacci, alla ricerca della sua mitica sporca dozzina, sta ripercorrendo le orme del celeberrimo maggiore Reisman, che reclutava ergastolani, ribelli e reietti direttamente dalle prigioni militari per un'improbabile missione di riscatto. Per la sua personale caccia non servono fucili, ma solo calici tintinnanti ed una bella pizza, rigorosamente margherita. Perchè l'amor patrio non vada dimenticato mai. Insomma: la caccia politica di Vannacci, dalle piazze, è ben presto transitata davanti alle patrie galere.
In fondo, la sintesi di questa giornata italiana è semplice, cristallina e spietata. Se c'è chi potrà andare a caccia di animali anche nei parchi, ci sta anche chi va a caccia di consenso anche tra ex galeotti. Per entrambi, la regola d'ingaggio sembra essere molto simile: si può sparare nel mucchio della foresta così come si può pescare nel mucchio dell'elettorato; si fa un gran baccano, ma la speranza è identica: portare a casa il trofeo.
Una raccomandazione ai bagnanti. Quest'anno, per ripararvi dal sole cocente, meglio mettere l'elmetto.
Buona caccia a tutti.

