Esiste un momento preciso nel quale è possibile rendersi conto che un governo ha fallito completamente. Quando la sua politica smette di governare i problemi complessi e comincia semplicemente a rinchiuderli dietro le sbarre. E' quello che sta facendo il governo di estrema destra, con le dichiarazioni del ministro della giustizia Carlo Nordio. Quello che voleva cambiare la Costituzione e sottomettere il potere giudiziario al governo, perchè tanto questo sarebbe stato comodo ed utile anche all'opposizione, una volta tornata a governare il paese. Il ministro, infatti, ha evocato arresti di massa tra i giovanissimi, nuovi istituti penitenziari e persino la destinazione di spazi all’interno delle carceri per adulti a detenuti minorenni. E' un punto di non ritorno. E' una svolta tanto regressiva da cancellare decenni di civiltà giuridica, a favore di una operazione di pura propaganda, per dimostrare che loro, alla sicurezza, ci pensano davvero.
La giustizia minorile italiana, a partire dal secondo dopoguerra, si fonda su un pilastro irrinunciabile: la priorità assoluta dell’educazione e del recupero rispetto alla pura logica punitiva. L’errore commesso da un adolescente di quattordici o sedici anni non può essere pesato con la stessa bilancia con cui si giudica un adulto. Collocare ragazzi negli stessi perimetri in cui scontano la pena gli adulti significa calpestare il principio fondamentale del superiore interesse del minore, trasformando le carceri non in luoghi di redenzione, ma in vere e proprie scuole di perfezionamento criminale. Non si sta parlando di impunità, ma di proporzionalità, di spazi adeguati, di contestualizzazione: i giovani ci servono. Servono ad un paese che vuole crescere e migliorare, insieme e grazie anche al loro contributo. Se ci bruceremo tutte le radici, non crescerà più nulla, in questo dannato paese. E, con loro, morirà anche ogni speranza.
Ci troviamo di fronte a una contraddizione non solo ridicola, ma pericolosissima. Le estreme destre avevano iniziato il proprio mandato rilanciando il concetto di una giustizia liberale, tuonando contro l’inflazione penale e l’abuso della custodia cautelare, ritenute ricette fallimentari. Quello che hanno fatto, però, è stato liberalizzare solo la giustizia per i reati contabili e fiscali, depotenziando gli strumenti che lo stato ha per scovare evasori ed imbroglioni di vario tipo. Al contrario, abbiamo assistito a una sequela ininterrotta di decreti sicurezza, a partire da quella celeberrima sui rave party: risposte emergenziali a problemi strutturali. Pacchetti repressivi che si moltiplicano, proprio perché del tutto incapaci di produrre risultati reali per quanto riguarda la prevenzione e l'ordine pubblico.
Soprattutto, le destre estreme hanno dimostrato di essere del tutto incapaci di comprendere il disagio giovanile, le marginalità dei quartieri difficili, l’abbandono scolastico. Peggio: dimostrano ogni giorno di non essere assolutamente in grado di andare oltre la superficie degli effetti, per stanare le radici di un malcontento che sta attraversando la società italiana, in particolare il mondo giovanile. E' un tracollo gravissimo: di fronte a comportamenti che scuotono profondamente la nostra vita quotidiana, le destre non trovano alcun'altra risposta che quella poliziesca. Ai giovani si aggiungono gli studenti, i lavoratori, le migliaia di cittadini che non sanno più come dire, a questo governo di estrema destra, che non ce la fanno più. Che hanno bisogno di essere aiutati. Che è arrivato davvero il momento di pensare, finalmente, alle loro difficoltà. A questo disagio profondo le destre hanno offerto l'unica risposta che sono capaci di dare: più repressione, più brutalità, meno libertà. Ma i problemi non spariranno costruendo nuove celle.
Quando lo Stato risponde al disagio dei minorenni con le manette e con la promiscuità carceraria, sta firmando la propria resa. Non c'è nessun coraggio né alcun rigore in questa linea: c'è solo la pigrizia morale e politica di chi s'illude di poter rinchiudere, insieme agli scalmanati, anche tutti i loro problemi. Preferendo buttare la chiave anziché farsi carico di una ricostruzione sociale, educativa e pedagogica. E politica.
Costruire nuove sbarre costa meno fatica che aprire una scuola, formare un educatore o strappare una vita alla strada. E governare la paura con la repressione non renderà le nostre strade più sicure.
Ma solo più indifferenti.

