
Gli ultimi fatti di cronaca (nera, anzi nerissima), con un agente definito un «delinquente» dal capo della polizia, contrastano non poco con la decisione dell'estrema destra governativa di fornire alle forze dell'ordine uno scudo penale. In questa piccola guida vi spieghiamo meglio in cosa consiste, esattamente, questo scudo.
Il termine scudo penale per le forze dell'ordine non si riferisce ancora a un'immunità totale o, peggio, ad un permesso di commettere reati, ma a una serie di tutele giuridiche pensate per proteggere gli agenti che operano in contesti operativi ad alto rischio.
Il concetto si è evoluto recentemente, in particolare con il Ddl Sicurezza (2024), che ha introdotto nuove specifiche per chi opera nel contrasto alla criminalità organizzata o in missioni internazionali.
Cosa protegge lo scudo?
L'architettura legale che protegge le forze di polizia si basa principalmente su tre pilastri:
1. Cause di giustificazione, articolo 53 del codice penale, riguardante l'uso legittimo delle armi. Stabilisce che non è punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso di armi o comunque di violenza fisica, quando è costretto dalla necessità di difendersi da un attacco oppure eliminare una resistenza all'autorità. Questa impunità, però, mantiene un limite preciso: l'uso della forza deve sempre essere proporzionato all'offesa, inoltre non devono sussistere alternative meno lesive.
2. Tutela legale e spese di difesa. E' una delle novità più concrete: riguarda il sostegno economico. Spesso gli agenti finiscono sotto indagine per atti compiuti in servizio, e devono affrontare costi legali enormi. Lo Stato prevede ora l'anticipo delle spese legali per i procedimenti penali riguardanti fatti accaduti durante il servizio, a patto che non vi sia dolo o colpa grave accertata. Inoltre viene garantita una difesa legale fornita dall'avvocatura dello stato o da legali di fiducia pagati dall'amministrazione di appartenenza.
3. Esclusione della punibilità per operazioni sotto copertura. Nelle indagini contro il narcotraffico o il terrorismo gli agenti infiltrati godono di una specifica causa di giustificazione: possono commettere alcuni reati (es. acquistare droga, riciclare denaro) se ciò è funzionale a smascherare l'organizzazione criminale, previa autorizzazione dei superiori e del PM.
Il recente dibattito, però, si è concentrato anche su un ulteriore rafforzamento dello scudo: la detenzione di armi private. È stata introdotta la possibilità, per gli agenti, di portare armi diverse da quelle di ordinanza anche fuori dal servizio, senza licenza aggiuntiva, per fini di difesa personale.
Cosa non è lo scudo penale?
Sicuramente non esiste alcuna impunità per la tortura: lo scudo non copre mai atti di tortura o trattamenti inumani e degradanti (articolo 613-bis).
Così come non è prevista alcuna protezione per l'eccesso colposo. Se un agente usa la forza in modo sproporzionato rispetto al pericolo (ad esempio spara a un fuggitivo disarmato che non costituisce minaccia immediata), resta perseguibile per eccesso colposo. Inoltre c'è l'enorme problema della responsabilità civile: lo scudo riguarda l'aspetto penale (ossia la prigione), ma la responsabilità civile per danni resta un tema ancora molto complesso, che può coinvolgere sia l'agente che il Ministero.
Esiste uno scudo simile in USA?
La risposta breve è: si, esiste, ed anche particolarmente discutibile. Gli Stati Uniti si concentrano sulla protezione del funzionario (chi sei e se potevi sapere di sbagliare). Gli agenti yankees hanno la qualified immunity, che consiste in questo: è una dottrina legale che protegge i funzionari governativi (poliziotti inclusi) da cause civili per danni, a meno che non abbiano violato un diritto chiaramente stabilito dalla legge o dalla Costituzione. Il paradosso è che, per vincere una causa contro un agente, la vittima deve dimostrare che esisteva già un caso giudiziario quasi identico in passato che dichiarava quell'azione illegale. Se non esiste un precedente specifico, l'agente è protetto. Di fatto, quindi, si è creata una percezione di impunità quasi totale. Il sistema americano è il più vicino al concetto di scudo totale, o meglio ancora a quello di impunità completa. Una specie di licenza di uccidere che, grazie a Trump, è stata purtroppo ampiamente applicata sul campo.
Ed in Europa?
In Europa ci si concentra, tecnicamente, sulla giustificazione dell'atto, ossia si parte dalla domanda: cosa hai fatto, e perché?
In Francia esiste una presunzione di legittimità molto simile alla nostra. Anche per loro permane il principio di assoluta necessità e di proporzionalità, anche se le maglie attuali sono più larghe rispetto al passato, e rendono ad esempio più difficile incriminare un agente che spara durante un inseguimento.
In Germania invece esiste una protezione tecnica molto forte. In nome della proverbiale precisione teutonica, la legge stabilisce in modo chirurgico quando un agente può sparare e quando, invece, non può farlo. E la loro tutela legale è fondata su un rigorosissimo percorso di addestramento ed aggiornamento: se l'agente ha seguito i protocolli, molto rigidi e documentati, l'amministrazione assume su di sé ogni responsabilità. E la magistratura tende a dare enorme peso alla effettiva conformità alle linee guida tattiche.
Infine la Gran Bretagna. Qui la maggior parte degli agenti non è armata, ma chi lo è gode di una tutela basata sulla percezione soggettiva. La chiamano self-defence: un agente può essere assolto se dimostra di aver avuto la sincera convinzione (honest belief) di trovarsi in pericolo, anche se poi si scopre che il pericolo non era reale (ad esempio: il sospetto aveva una pistola giocattolo). Però c'è una differenza fondamentale rispetto agli USA: per i britannici non esiste un'immunità automatica. Ogni colpo sparato porta a un'indagine automatica e indipendente, che è estremamente temuta dagli agenti.
Esiste una legislazione sovranazionale?
Si, esiste, e fa riferimento alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU).
In parole semplici, la Corte è l'organismo che mette i paletti agli scudi penali nazionali. Nessuna legge dello Stato può garantire un'impunità automatica se viene violato il diritto alla vita o se si verificano trattamenti inumani: articolo 2 della Convenzione Europea, che tutela il diritto alla vita.
La CEDU fonda le proprie norme su tre criteri: il primo riguarda l'assoluta necessità. A differenza di molte leggi nazionali che parlano troppo genericamente di necessità, la Corte esige che l'uso della forza letale sia assolutamente necessario. Il secondo criterio riguarda la pianificazione dell'operazione: se la polizia finisce in una situazione in cui deve sparare perché l'operazione è stata pianificata oppure gestita male, lo stato viene condannato. Non conta lo scudo del singolo agente: è lo stato nel suo complesso ad essere responsabile. Infine c'è il criterio dell'indagine efficace, che è obbligatoria. La CEDU stabilisce che, ogni volta che un agente usa la forza, lo Stato ha l'obbligo di condurre un'indagine che deve essere indipendente, tempestiva e pubblica. Da questo punto di vista, quindi, la qualified immunity americana, ad esempio, sarebbe illegale per noi europei.

