
Negli ultimi giorni una grande discussione politica, con conseguente contrapposizione, riguarda un argomento che, a dirla tutta, abbiamo verificato che molti, in giro, non hanno affatto compreso. E, quando una cosa non si comprende per benino, è difficile fàrsene un'idea concreta: si rischia una pura e semplice adesione ideologica, della serie: «se ci stai tu, ci sto pure io». Ferma restando la libertà sacrosanta di avere l'opinione che preferite, pensiamo possa essere cosa buona e giusta offrirvi una base di partenza puramente informativa.
L'argomento in questione è, ahinoi, in lingua inglese: si tratta del famigerato Board of Peace, che proprio oggi a Washington effettuerà la sua prima riunione ufficiale, e riguarda il territorio palestinese di Gaza. Per il quale non è stato pensato un vero trattato di pace, bensì un progetto intitolato Gaza 2035.
Che cos'è Gaza 2035?
È il piano economico e urbanistico presentato dall’amministrazione Trump (e curato dal genero Jared Kushner) per ricostruire la Striscia di Gaza dopo la guerra. Non è un semplice piano di aiuti umanitari, ma un vero e proprio progetto di investimento immobiliare e commerciale. L'idea centrale è la seguente: trasformare Gaza da zona di guerra ad una specie di Singapore del Mediterraneo. L’obiettivo è cancellare le tracce del conflitto e sostituire i campi profughi con una zona di libero scambio extralusso, convinti che il benessere economico cancellerà la voglia di fare la guerra. Il progetto è composto da tre direttrici. La prima è la Riviera, che riguarda il turismo. Prevede di sfruttare i chilometri di costa sul Mediterraneo per costruire resort, hotel a 5 stelle e grattacieli residenziali fronte mare, esattamente come accade a Dubai o Miami. L'idea è attrarre turisti occidentali e ricchi investitori arabi. La seconda è il centro tecnologico e logistico. Gaza avrà un porto commerciale all’avanguardia (gestito da compagnie private) ed una rete ferroviaria veloce che la collegherà all’Egitto ed ai mercati globali. Si parla anche di zone tax free per attirare aziende tecnologiche. La terza è la filosofia soldi in cambio di politica. In soldoni, Gaza 2035 promette ai palestinesi lavoro, case moderne e stipendi alti ad una condizione: rinunciare alla politica e alle armi. In pratica, si offre prosperità economica in cambio della totale smilitarizzazione e della rinuncia definitiva alle tradizionali rivendicazioni statali. Si chiama Gaza 2035 perchè quella è la data fissata per il completamento dei lavori. Secondo il progetto, entro dieci anni Gaza non avrà più bisogno degli aiuti internazionali, perchè sarà un polo economico autonomo e ricchissimo.
Che cosa c'entra il Board of Peace?
Se Gaza 2035 è il progetto, il Board of Peace (BoP) è la struttura operativa che decide chi, come, dove e quando realizzarlo davvero. Insomma: è ciò che consente di passare da un'idea puramente speculativa ad un progetto concreto, fatto di costruzioni vere. Per gestire questo enorme progetto, il BoP ha fondamentalmente tre compiti. Il primo può essere denominato il portafoglio: bisogna riempire la cassaforte di denaro vero, concreto. Occorrerà una quantità enorme di risorse economiche per portare a terra, entro il 2035, questo progetto. Dunque servono gl'investitori giusti, quelli più grandi, quelli che possono significativamente contribuire a questo enorme bisogno di denaro. Ma i miliardi di dollari raccolti non saranno consegnati al governo palestinese o a sindaci locali. Entreranno direttamente nelle casse del BoP. Insomma: sarà lo stesso BoP ad occuparsi di pagare le aziende che costruiranno i grattacieli e le strade. Quindi, di fatto, chi vorrà conquistare contratti dovrà passare dal BoP. Il secondo compito potremmo chiamarlo il sindaco. Per realizzare un progetto così mastodontico, che impegna una quantità di denaro monumentale, è indispensabile un'assoluta stabilità. Il BoP la garantirà amministrando, proprio come un sindaco, tutto il progetto nelle sue varie fasi. Deciderà quali terreni espropriare per gli hotel, chi assumere per i lavori, quali leggi commerciali applicare. Di fatto sostituirà completamente il governo locale: nella gestione economica in primo luogo, fino ad occuparsi di tutta la realtà di Gaza. Il terzo ed ultimo compito che avrà il BoP potremmo chiamarlo il guardiano. Non funzionerà niente se ricominceranno attacchi, disordini, attentati, bombardamenti. Ecco: il BoP avrà il compito di garantire che ogni dollaro investito nel progetto sia al sicuro. Come? Utilizzando una parte dei fondi raccolti per gestire la sicurezza a Gaza, attraverso contratti con compagnie di sicurezza private e con l'uso di sofisticate tecnologie di sorveglianza.
Da chi è composto il BoP?
Occorre comprendere l'elemento fondamentale: si chiama Board perchè si tratta di un vero e proprio Consiglio di Amministrazione. In un paese normale, è il governo a decidere il piano economico. A Gaza, invece, sarà il BoP, ossia un ente esterno, che imporrà il suo progetto (Gaza 2035) al territorio, gestendolo esattamente come se fosse una grande azienda privata. Il BoP è strutturato come una grande multinazionale, risultato dell'unione di tutti i maggiori investitori nel progetto. Non esiste alcun accordo politico, ma solo contrattuale. Che a sua volta è fondato semplicemente sulla forza: chi investe di più, ossia chi paga di più, conta di più. Gli investitori che firmano versano capitali enormi per entrare nel BoP: la tessera del club costa esattamente 1 miliardo di dollari. Iniziale. Ma, se si vuole, si può investire di più, perchè chi più mette (soldi) più riceve (quote di potere decisionale). Si tratta insomma di un contratto privato: se non rispetti le regole del BoP sei fuori e perdi i soldi, e senza poter fare ricorso all'ONU. Naturalmente c'è un capo supremo, un deus ex machina che non ha bisogno di essere eletto dai cittadini. E, in verità, non ha bisogno di essere eletto neppure dagli altri investitori. Si tratta di un Presidente Esecutivo, ossia di un chairman, che è già in carica per statuto, anzi per contratto: Donald Trump. Il suo è un potere assoluto: ha addirittura il diritto di veto. Significa che, anche se tutti gli altri soci sono d'accordo su una cosa, lui può dire "NO" e bloccarla. O viceversa. E' lui che decide la strategia politica, militare ed economica. Il suo mandato non ha scadenza: rimarrà in carica per tutta la vita, a meno che non decida di dimettersi volontariamente. E sarà sempre lui a nominare il suo successore. Vale la pena sottolineare che la presidenza del BoP non è a Donald Trump in quanto presidente yankee, ma a Donald Trump in quanto Donald Trump. Ossia: il potere non è nelle mani degli USA, ma di un singolo individuo. Il prox presidente americano, tanto per essere chiari, non subentrerà a Trump nella guida del BoP. Trump resterà il chairman anche quando non sarà più il presidente degli Stati Uniti.
Perchè il BoP ha suscitato enormi critiche in tutto il mondo?
Per dirla veloce: il BoP farà qualcosa che non si è mai visto nella storia moderna, renderà la sovranità (di un popolo, di uno stato) una merce acquistabile e scambiabile esattamente come i prodotti che si acquistano al supermercato. La gestione del territorio e del popolo di Gaza non sarà più una questione di diritto internazionale, ma una questione di diritto societario. Non saranno applicate le regole dei rapporti tra gli stati, bensì quelle dei rapporti tra soci d'affari. Il concetto di autodeterminazione dei popoli diventa fantascienza, ed il chairman Trump ha uno strapotere personale, non istituzionale. Non deve sottostare ad alcuna regola, se non a quella rispondente alla massificazione del guadagno: gl'investitori devono avere il proprio tornaconto. Insomma: l'investimento deve rendere. In caso di dispute, lo Statuto del BoP prevede che esse siano risolte internamente o tramite arbitrati privati. Nessuna corte internazionale ha potere giuridico all'interno del BoP, perchè esso è un sistema giuridico chiuso, intoccabile dall'esterno.
E l'Italia?
In quanto grande amico di Trump, il nostro governo è stato formalmente invitato a far parte del club esclusivo del BoP. Insomma: siamo stati chiamati direttamente da quello che comanda. Il governo di estrema destra ha espresso grande interesse per la partecipazione, quindi non c'è una mancanza di volontà politica. C'è però un ostacolo tecnico-giuridico insormontabile, collegato a come è strutturato il BoP, che è di fatto incompatibile con la nostra Costituzione. In particolare, è incompatibile con il nostro articolo 11, il quale recita che l'Italia può consentire a limitazioni della propria sovranità in condizioni di parità con gli altri Stati. Ma, come abbiamo visto, il potere di Trump in quanto chairman è assoluto, dunque accettare le condizioni del BoP significherebbe per l'Italia sottomettersi a un organismo nel quale non avrebbe lo stesso peso degli altri: è questo che vìola il dettato costituzionale, che invece esige un rapporto paritario. Peggio ancora: l'Italia sarebbe sottomessa direttamente a Trump. Tanto per essere precisi, la nostra Costituzione permette di cedere pezzi di sovranità nazionale, ovvero può concedere la possibilità di far decidere ad altri del nostro destino, ma solo se l'organizzazione ha come fine la pace e la giustizia, se rispetta determinati standard democratici e legali internazionali, oppure se fornisce le tradizionali garanzie di legalità sovranazionale, tipiche ad esempio dell'ONU oppure della stessa UE. Non a caso il BoP è stato definito un «mostro giuridico», del tutto incompatibile con la nostra Costituzione. Da parte sua, l'ONU ha denunciato la cancellazione dei diritti umani, sostituiti dal profitto e dal business.
E l'Italia osservatrice?
Oltre ai problemi costituzionali, per l'Italia ci sarebbe anche il problema economico: tirar fuori un miliardo di dollari per acquistare la tessera del superclub esclusivo sarebbe potenzialmente devastante non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico. Insomma: dove trovare i soldi? E come giustificare un'uscita tanto pesante, con ospedali e scuole e territorio che cadono letteralmente a pezzi? L'Italia si trova tra l'incudine e il martello: vuole accontentare l'amico americano, ma non è in grado di farlo. Che fare? Ci è venuta in aiuto la nostra millenaria capacità di trovare un compromesso: avremo il ruolo di observer (osservatore). Cosa cambia? Niente firma, niente vincoli. Se l'Italia non firma lo statuto si sottrae al potere assoluto di Trump, oltre a non essere giuridicamente vincolata alle decisioni del BoP. Inoltre: niente firma, niente tessera del club, niente miliardo da versare al BoP. In quanto osservatrice, l'Italia potrà contribuire volontariamente a singoli progetti, con il benestare del BoP, ma gestendo autonomamente i propri soldi. Ed i delegati italiani potranno sedersi al tavolo delle riunioni, ascoltare, proporre idee e fare affari, ma non potranno votare. Siamo maestri riconosciuti di equilibrismo: potremo dire agli USA «Noi ci siamo, siamo amici». Ma se domani dovesse accadere l'impensabile, a Gaza oppure nel BoP, l'Italia potrà sorridere (molto) amichevolmente: «Noi non eravamo mica soci, eravamo lì solo per guardare. Anzi: per osservare».

