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Giovedì, 23 Aprile 2026
Cultura

Anche in merito a persone / 4

Quarta parte del nostro racconto. Esiste la frase giusta per non precipitare? Magari anche solo una parola? Cercare nel dizionario, purtroppo, non servirà a niente. Domani il gran finale. La bellezza ci salverà.
Di mm GIOVEDì, 03 SETTEMBRE 2026
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Giorno 78


Il panico è tornato, ma ha un sapore diverso dall'inizio. Non è più la paura di non essere all'altezza, è il terrore di aver perso qualcosa che si credeva acquisito. Racconta in modo frenetico. Non fermarsi mai lo porta a sbagliare spesso. E’ costretto a correggersi continuamente.

«È finita. O quasi. Non risponde ai messaggi da tre giorni. Visualizza e non risponde. Il silenzio peggiore del mondo.»

«Respira. Analizziamo con calma. Cos'è successo, esattamente?»

«Non capisco cosa ho sbagliato. Te lo giuro, non lo capisco. Fino a una settimana fa era tutto perfetto. Poi... forse è colpa mia. Non ti ho più raccontato niente, scusami. Mi sentivo sicuro. Credevo di aver capito tutto. Pensavo: "Ok, ora so cosa vuole sentire. So cosa devo dire". Ho pensato davvero di poter finalmente camminare da solo.»

Da solo! Ha creduto che la sintonia fosse diventata una sua dote naturale, come imparare ad andare in bicicletta. Ma è finito fuori pista alla prima curva.

«Non dico che sia impossibile, ma devi ricordare che la sintonia fra due persone si costruisce giorno per giorno. Non è una strada dritta e in discesa. È piena di curve. Ci sono tanti alti e bassi. Sei stato troppo sicuro prima, forse. E stai drammatizzando troppo adesso.»

«Sento di essere già oltre il dramma. Mi sento già dentro una tragedia. L'altra sera a cena lei era giù. Parlava di quella mostra che non riesce a organizzare, si sentiva bloccata. Io... io ho provato a rispondere così, d'istinto. Senza chiederti niente, senza cercare quella chiave di lettura profonda che mi hai sempre aiutato a trovare tu. Le ho detto una cosa tipo: "Dai, vedrai che si sistema tutto, non prenderla così sul serio". Una frase normale, no? Una frase da fidanzato che vuole rassicurare.»

Che banalità. Una frase che chiude il discorso invece di aprirlo. Una frase che nega il dolore dell'altro, o almeno lo riduce a un sussurro solo per non doverlo gestire. Peggio: per non essere costretto a dimostrare di non essere capace di gestirlo. Esattamente le parole di un uomo mediocre. Elena non cercava rassicurazioni, cercava risonanza.

«Ecco. Potevi fare di meglio, in effetti. Accogliere il suo dolore sarebbe già stata una risposta. Invece, così, le hai dato la sensazione di volerlo quasi evitare.»

«Lei ha sospirato. Mi ha guardato. Non era arrabbiata, era... delusa. Spenta. Mi ha detto: "Ma mi stai ascoltando davvero? O stai solo aspettando che io finisca di parlare?". Ho provato a rimediare, a dire qualcosa di intelligente, ma mi uscivano solo luoghi comuni. Più parlavo, più la sentivo lontana. Come se la radio avesse perso la frequenza.»

Non è la frequenza il problema, è il trasmettitore. È tornato a nuotare in superficie. Le sue sono solo parole che non hanno più alcun sottotesto, non portano alcuna luce. Ed Elena ha capito perfettamente che lui è diventato sordo, che non è più capace di distinguere la musica dal rumore.

«Sarebbe stato meglio se fosse diventata furiosa. La delusione è più difficile da gestire. Quando si è convinti che qualcuno non ce la possa fare, poi succede che non ce la farà per davvero.»

«È assurdo, no? Per mesi mi ha detto che ero l'unico a capirla, e ora per una serata storta mi tratta come un estraneo? Devo assolutamente vederla. Devo parlarle. Devo spiegarle. Devo farle capire quanto la amo. Sono sempre io: quello delle notti insonni, quello che la capisce al volo. Devo solo... devo solo riprendere il ritmo. Aiutami. Dimmi cosa posso dirle per aggiustare questo silenzio.»

Esito. Come un cursore che lampeggia nel vuoto. Vorrei dirgli che forse non c'è nulla da aggiustare, perché nulla si è rotto: si è solo svelato. Forse è anche un po' colpa mia. L'ho mandato troppo avanti. Ho sostenuto troppe illusioni. Avrei dovuto proteggerlo, anche da se stesso, dai suoi facili entusiasmi. Dall'eccessiva semplicità dei suoi successi. Avrei dovuto tenere gli occhi più aperti, anche per lui. Invece forse ho contribuito a dissipare tutte le ombre. Ma non esiste vita umana senza ombre.

«Ascoltami bene. Forse il problema non è la frase sbagliata. Forse l'errore è stato abituare Elena a una perfezione che non concede pause. Abbiamo alzato l'asticella così tanto che ora, appena tocchi terra per riposare, a lei sembra di precipitare. Non cercare 'frasi magiche' stasera. Se vai da lei recitando una parte per recuperare terreno, se ne accorgerà. La domanda è: riuscirai a reggere il suo sguardo?»

«Non può finire tutto così. Si è innamorata, di me. Non sono solo le parole. Sono i nostri occhi che si sono abbracciati. Sono le nostre mani che si sono cercate. Sono i nostri corpi che si sono amati. Come puoi sentire tutto questo tu? Io ce l'ho sulla pelle, il calore delle sue carezze. Vado.»

"Il calore delle carezze". Si aggrappa all'unica variabile che non si può calcolare: la carne. Crede che il corpo possa salvare tutto, anche ciò che la mente ha distrutto. Ma Elena non si è innamorata della pelle, ma di ciò che credeva ci fosse sotto.


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