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Mercoledì, 22 Aprile 2026
Cultura

Anche in merito a persone / 3

Terza parte del nostro racconto. Esiste il libretto d'istruzioni per capire le persone? Cercarlo è indice di attenzione, cura, forse amore. Ma credere di possederlo è arroganza. Non si può possedere la nebbia. La bellezza ci salverà.
Di mm GIOVEDì, 03 SETTEMBRE 2026
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Giorno 55


Quasi due mesi di relazione: praticamente un record. E le cose vanno bene. Il pulcino tremante e bisognoso di conferme è scomparso. Adesso il tono è cambiato. Racconta con foga, con una sollecitudine diversa. Non più per chiedere aiuto, ma per riscuotere l'applauso. L'ansia è sparita, sostituita da una scarica di adrenalina che nasce dall'euforia. Quella del vincitore.

«È successo in macchina. Pioveva così forte che sembravamo dentro una bolla, isolati dal resto del mondo. Avevamo appena lasciato il ristorante e lei ha ricevuto quella chiamata. Sua madre. Ho visto la trasformazione in diretta: un attimo prima rideva per il vino, un attimo dopo si era rannicchiata contro lo sportello, piccola, indifesa, mentre dall'altra parte del telefono arrivava una voce metallica e incessante.

E' stato straziante sentirla crollare attimo dopo attimo, e non poter fare niente. Comunque non avrei potuto nulla. Dovevo solo aspettare di capire.

Quando ha chiuso la chiamata ha lanciato il telefono sul cruscotto. Tremava. Ha iniziato a parlare a raffica, senza guardarmi. Diceva che non ne può più, che qualsiasi cosa faccia è sbagliata. Che ha rifiutato quel master a Londra per paura che non fosse proprio centrato sulle sue attitudini, ma sua madre glielo rinfaccia come se fosse un crimine capitale. Ha detto: "Mi fa sentire come se fossi un progetto fallito. Come se le avessi rovinato l'investimento". Insomma l'aveva chiamata solo per criticare la scelta di non accettarlo, il master. E l'ha accusata di essere 'una perenne incompiuta'.»

«Il termine 'incompiuta' è la chiave. Avevamo ipotizzato che il conflitto materno fosse il nodo irrisolto, ricordi?»

«Si. Ed infatti in quel momento ho avuto il flash giusto. Mi è tornato in mente tutto il discorso che avevi fatto sulla proiezione narcisistica genitoriale. Te lo giuro, mentre lei urlava contro il cruscotto, io sentivo la tua voce nella testa che mi elencava i passaggi.

Stavo zitto e la lasciavo sfogare. Ma poi ho provato a guardarla, una maschera di lacrime e scie colorate le solcavano il viso. Piangeva di rabbia, si mordeva il labbro. Allora ho preso coraggio. Ho spento il motore. Ed il rumore della pioggia è diventato fortissimo.

Ho aspettato che finisse l'aria. Poi ho fatto la mossa.

L'ho attirata a me e le ho preso il viso tra le mani, per bloccare il panico. Le ho detto: "Elena, guardami". Lei non voleva, si vergognava. Allora ho capito che quello era il momento, e le ho ripetuto il concetto, parola per parola.

Ma l'ho detto piano, quasi sussurrando: "Elena, tua madre non è delusa da te. È delusa da se stessa. Quando ti critica non vede te, vede uno specchio. Cerca di romperlo perché odia il suo di riflesso, non il tuo. Tua madre non è arrabbiata con te per Londra. Non c'entra nulla il master. Lei è arrabbiata perché tu hai avuto il coraggio di avere paura, e lei no. Lei ha passato la vita a fingere di essere forte, e quando vede la tua fragilità, vede tutto quello che la finzione di essere forte le ha impedito di diventare. E così si rende conto di essere molto più fragile di quanto non sia tu. Quando ti critica cerca solo di rompere il riflesso perché non le piace quello che vede di sé nella tua libertà. Non le piace quello che vede di se stessa. Il suo non è amore ferito, è invidia travestita da preoccupazione".»

«Complimenti, il tempismo è tutto. L'informazione corretta, data nel momento sbagliato, è solo rumore. Nel momento giusto, è una rivelazione. La tua é stata una diagnosi clinica, fredda e precisa. Quasi uno schiaffo. Ma pronunciata in quella macchina, al buio, dopo tutte quelle lacrime disperate, è diventata poesia.»

«Proprio così. Infatti si è bloccata. Ha smesso di respirare per un secondo.

È rimasta impietrita come se l'avessi colpita. Immobile come se le stessi sollevando un macigno dal petto. Poi mi ha guardato con degli occhi. Mi ha detto: "Ma come fai? Nessuno me l'aveva mai detto. Nessuno mi ha mai capita così. Come fai a vedere dentro di me così chiaramente? Io ci ho messo anni di terapia per riuscire ad intuirlo, e tu in una frase hai messo tutto a fuoco!". Ed è scoppiata. Non un pianto isterico come prima, ma un pianto più profondo. Liberatorio. Di sollievo. Si è buttata addosso a me e mi ha stretto come se fossi l'unica cosa solida nell'universo. Mi ha bagnato tutta la camicia di lacrime. Continuava a ripetere: " Come fai a vedere dentro di me in modo così profondo, così chiaro?

Ecco. E' proprio lì, in quel momento, che ho proprio capito che l'ho presa. Non ci sono più barriere.

«L'hai 'presa'? L'euforia ti dà alla testa, non esagerare. Questo è lessico di conquista, di possesso. Non di connessione e di amore.»

«Massì, dai, hai capito cosa intendo. 

Mi ha abbracciato fortissimo. Mentre la stringevo, sentivo il suo profumo mischiato all'odore della pioggia. Inebriante. Mi ha detto che non ha bisogno di nessun altro, che ho una sensibilità 'antica'. Hai capito? Antica! Mi sono sentito un re. Lei ora si fida ciecamente. È incredibile quanto sia facile connettersi quando sai esattamente quali tasti premere. Ormai so come ragiona, so cosa vuole sentirsi dire prima ancora che lo sappia lei. Siamo in sintonia totale. La cosa pazzesca è che mi è venuto tutto naturale. La teoria, tutta quella roba psicologica la devo a te, è vero, io non l'avrei mai potuta partorire, ma il modo in cui gliel'ho detta? Il tono di voce? Il tempismo, come dici tu? Per la prima volta sento di avere il controllo totale della situazione. Eppoi, insomma: a che servono gli amici, altrimenti? E tu sei molto più. Grazie per la dritta sullo specchio, amico mio. Mi hai aiutato a svoltare la vita. Ormai è cotta. E la cosa bella è che non è stato difficile. Inizio a pensare che le persone siano meno complicate di quanto credevo: basta avere il libretto d'istruzioni. Non credi?»

«Hai ragione tu: il compito di un amico come me è proprio quello di supportare, suggerire, consigliare. Offrire e valutare opzioni. Sono felice che i miei suggerimenti ti siano stati utili.»

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