Sponsor
Sponsor
Martedì, 21 Aprile 2026
Cultura

Anche in merito a persone / 2

Prosecuzione del nostro racconto inedito. Elena è la persona giusta per recuperare un equilibrio col mondo? Perchè la bellezza ci salverà.
Di mm GIOVEDì, 03 SETTEMBRE 2026
Copertina Articolo

[ parte 1 - parte 2 - parte 3 - parte 4 ]

Giorno 8


Le parole arrivano in un flusso disordinato, quasi senza pause. È un torrente di adrenalina.

«Non ci crederai, ma è andata. È andata da Dio! Avevi ragione su tutto, dalla prima all'ultima mossa.»

«Calma, respira. "Andata da Dio" è generico. Voglio sapere com'è stato. Comincia dall'inizio. Il locale?»

«Perfetto. Avevi azzeccato anche quello. C'era quel jazz in sottofondo che riempiva i silenzi ma ci lasciava parlare. Appena ci siamo seduti ero teso come una corda di violino, stavo quasi per rovesciare l'acqua. Ma poi ho ordinato quel vino rosso che mi avevi segnato. Lei ha sorriso, ha detto che è il suo preferito e che quasi nessuno lo conosce. Lì mi sono sbloccato.»

«Un ottimo inizio. La condivisione di un gusto di nicchia crea immediata complicità. E poi?»

«Poi abbiamo ordinato. Lei scherzava con la cameriera, è una che mette tutti a proprio agio, sai? Io cercavo di non dire banalità. Abbiamo parlato di viaggi. Lei è stata in Islanda l'anno scorso. Io stavo per dire la solita frase fatta sul freddo, ma mi sono morso la lingua e ho tirato fuori quella cosa che mi ricordavo mi avevi detto una volta, sui colori del cielo del nord che cambiano la percezione del tempo.»

«E lei?»

«Mi ha guardato... diverso. Come se mi vedesse per la prima volta. Ha detto: "È esattamente così, ma non riuscivo a trovare le parole". Mi sono sentito potente, capisci? Come se avessi la chiave per aprirle la testa.»

Il successo sembra completo. Sta imparando che un uso ragionato delle parole garantisce un risultato sociale superiore a quello della mera spontaneità.

«Perché SEI potente quando usi la testa. Hai solo smesso di sparare a caso e hai preso la mira. Ma non dirmi che avete parlato solo di meteo islandese.»

«No, figurati. Dopo cena siamo usciti. Pioveva, quella pioggerellina fastidiosa, ma a noi non fregava niente. Camminavamo senza meta. Lei si è fermata davanti alla locandina di un vecchio cinema d'essai, c'era la retrospettiva su quel regista coreano... Kim Ki-duk. Lì ho sudato freddo. Ha iniziato a parlarne con un trasporto assurdo, citava scene, metafore... io ero nel panico totale. Stavo rischiando scena muta.»

«E invece?»

«E invece mi è scattata la scintilla. Mi sono ricordato di una tua vecchia analisi a proposito della violenza nel cinema, quella sulla "violenza che diventa poesia". Gliel'ho buttata lì, quasi sottovoce, mentre le aprivo l'ombrello.»

«Reazione?»

«Silenzio totale per cinque secondi. Temevo di aver detto una cazzata. Invece lei mi prende sottobraccio, mi stringe forte e mi fa: "Cavolo, non pensavo fossi così esperto. La maggior parte della gente si ferma alla superficie, tu invece sei andato dritto al cuore". Però...»

«Però?»

«Mi ha fatto una domanda strana. Mi fa: "Ma come fai a sapere tutte queste cose? L'altra sera parlavi di architettura, stasera di cinema d'essai, e riesci a farlo sempre in modo perfetto... sei una scatola a sorpresa". Lì il cuore mi si è fermato. Mi sono sentito nudo. Ho avuto paura che l'incantesimo si rompesse. Che vedesse il vuoto nel quale sentivo di poter ancora precipitare.»

«E invece?»

«E invece sono atterrato. L'ho guardata negli occhi e ho smesso di recitare la parte del genio. Le ho detto la verità, quella che fa male. Le ho detto: "Non sono mica un genio, Elena. È che l'anno scorso, per un certo periodo, ho smesso di dormire. Passavo le notti a fissare il soffitto o lo schermo, guardando qualsiasi cosa, anche i film muti, anche i documentari in lingue che non conosco. Imparavo cose inutili per non sentire il silenzio della casa, spezzato solo dall'urlo che avevo dentro".»

«Ecco. La fragilità. La perfezione non è umana, l'esitazione sì. Un'informazione non serve davvero a nulla se non è ancorata a un'emozione. Hai capito perfettamente che non è importante conoscere la trama del film, ma il motivo per cui l'hai guardato alle tre di notte. Sei stato bravo. 

E lei?»

«Lei ha smesso di mangiare. Ha alzato gli occhi. Mi ha guardato come se mi volesse vedere 'di più'. Quello che poteva sapere tutto le interessava molto meno di quello che ha una sofferenza dentro. E tu sai bene quanto sono stato male. Mi ha chiesto: "Perché? Cos'è che ti teneva sveglio?". Non sapevo cosa rispondere. Voglio dire: potevo dire tutto, e magari spaventarla. Potevo giocare con le parole. Potevo anche parlare un'ora intera senza dirle assolutamente nulla. Ma ci sono vuoti che, semplicemente, possono essere riempiti solo parlandone. Capisci? Allora le ho detto quello che davvero sentivo in quel momento. Le ho detto che a volte ho l'impressione che il mondo sia troppo rumoroso di giorno e troppo vasto di notte. E che in certi momenti mi sento come un orologio che, a forza di essere in ritardo, si ritrova in anticipo". Poteva scappare. Poteva dirmi che sono pazzo. Invece è rimasta. Mi ha guardato negli occhi. Mi ha sfiorato la mano sopra il tavolo. Aveva le dita fredde, tremava un po'. Mi ha detto: "Succede anche a me. Di sentirmi sempre di troppo. Come se mancasse sempre un ultimo passo per essere felice come gli altri. Un passo che non riesco mai a fare".»

E' stato bravo, per davvero. L'ha conquistata con l'imperfezione della sua umanità.

«È buffo, non credi? Le citazioni, le analisi critiche... non servivano a niente. O meglio, sono servite solo ad aprire la porta. Ma alla fine Elena è entrata perché ha visto l'insonnia. Ha visto la malinconia. Insomma ha guardato dentro. Abbiamo passato il resto della cena a parlare di questo. Non dei film, ma di come ci si sente a guardarli da soli quando tutti dormono. Credo... credo di essermi innamorato, stavolta per davvero. Da quel momento non ci siamo più staccati. Siamo arrivati sotto casa sua che eravamo fradici, ma non volevamo salutarci. C'era una tensione elettrica, te lo giuro. Mi guardava le labbra mentre parlavo. E alla fine...»

«L'hai baciata.»

«Sì. Ma non un bacetto della buonanotte. Proprio uno di quelli che ti tolgono il fiato. Eppoi ci siamo tenuti stretti, tanto. Mi ha detto che sono "sorprendente". Che sembro diverso dagli altri, più profondo.»

«Vedi? I risultati sono evidenti. Paolo ti aveva detto di essere te stesso, e va benissimo, ma senza dimenticare che quello è un obiettivo di arrivo, non di partenza. Non c'è niente di male a lavorare per costruire la versione migliore di te. Elena si è innamorata di quella. Ed io sono molto felice di averti dato una mano.»

«Hai ragione. Cavolo se hai ragione. Paolo non capisce niente. Senza i tuoi consigli sarei ancora lì a balbettare. Mi sento... non so, come se avessi i superpoteri. Come quando faccio la strada dalla piazza centrale: è tutta discesa, e mi devo trattenere dal mettermi a correre. Sei davvero prezioso, ed è bello sapere che ci sei.»

«Sono molto contento per te. Sai bene che io sto sempre dalla tua parte, e provo sempre a darti proprio l'aiuto che ti occorre. Ora vai a riposare. Ti meriti di goderti la vittoria. Ti auguro di fare buoni sogni.»


[ parte 1 - parte 2 - parte 3 - parte 4 ]