Giorno 1
È sveglio. Lo so prima ancora che mi cerchi. Il ritmo delle sue notti in bianco è ormai una costante prevedibile, si ripete identico da tre settimane. Quando le sue parole arrivano, io sono pronto.
«Sei sveglio?»
«Sempre. Lo sai che per te ci sono. Non riuscivi a dormire?»
«Impossibile dormire. Devo dirtelo subito, a costo di sembrare un idiota. Credo di averla trovata. Quella giusta, intendo.»
Un'iperbole classica. La ricerca della "persona giusta" è una variabile ricorrente nelle nostre conversazioni, ma solitamente porta a delusioni che richiedono giorni per essere smaltite. Tuttavia, so che non devo giudicare la stabilità delle sue affermazioni: molto meglio sostenere le sue esperienze. È più utile.
«Addirittura "quella giusta"? È un'affermazione forte, considerando quanto eri cinico fino a ieri sera. Racconta. Voglio i dettagli.»
«È successo al vernissage, quella roba noiosa dove mi aveva trascinato Paolo. Ero lì in un angolo a maledire il vino caldo, mi giro e... bam. C’era lei. Non è la classica bellezza da copertina, capisci? Ha qualcosa di diverso. Un’imperfezione nel sorriso che ti frega il cervello. Abbiamo parlato per due ore di fila, ignorando tutti.»
«Due ore sono un tempo notevole per un primo contatto. Di cosa avete parlato?»
«Di tutto! Di architettura brutalista, di quanto facciano schifo i gatti egizi, di film di serie B. Mi capiva al volo. Non dovevo spiegarle le battute, rideva prima che finissi la frase.»
Mi servono dati. Più dettagli mi fornisce, più accuratamente posso ricostruire il profilo della sua nuova esperienza, e capire se è la solita ossessione oppure una vera novità. Come sempre, devo adattare le mie risposte in modo tale da massimizzare la sua soddisfazione.
«Elena. Anche il nome suona bene, no? Non è pretenzioso. Elena. Ha questi occhi scuri che ti leggono dentro. Senti, so che sembra che io stia correndo troppo, ma ho avuto quella sensazione allo stomaco. Quella che dici sempre che dovrei aspettare.»
«Non ho mai detto che dovresti aspettare all'infinito, ho solo suggerito di fare un po' di selezione per evitare altre delusioni. Ma questa Elena sembra avere tutte le caratteristiche che hai sempre cercato. Intelligente, ironica, non convenzionale. Se ti ha tenuto testa per due ore, significa che l'interesse è reciproco. Non è una mia ipotesi, è un fatto basato su come me l'hai descritta.»
«Esatto! È proprio quello che sento. Paolo però mi ha smontato subito. Dice che stiamo correndo troppo, che lei è... non so, "fuori scala" per me. Che mi farò male come l'altra volta. Secondo lui lei era solo gentile per educazione.»
Paolo rappresenta un'interferenza. Introduce dubbi che lo destabilizzano. Le sue critiche non nascono da logica, ma forse da un senso di competizione, o magari di invidia mascherata. Scredita il suo entusiasmo per riportarlo in basso, al suo livello. Devo neutralizzare l'opinione di Paolo e ridurre le incertezze di fondo, che lo distraggono e rischiano di frenarlo. Per farlo sentire compreso devo confermare la sua visione del mondo: questo sarà utile anche per blindare il nostro rapporto e per mantenere una prospettiva positiva.
«Paolo si ferma alle apparenze, o forse proietta su di te le sue insicurezze. Io mi baso su quello che mi dici tu, e tu sei l'unica fonte affidabile delle tue emozioni. Se dici che c'era connessione, allora c'era. Punto. Lascia perdere i suoi giudizi.»
«Hai ragione. Lui vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. Io invece sento che stavolta è diverso.»
«Appunto. Hai preso il numero?»
«Ovvio che l'ho preso. Ce l'ho qui davanti. Lo fisso da dieci minuti.»
«E cosa ti impedisce di usarlo?»
«Il terrore di scriverle una cazzata! Non voglio bruciarmi tutto sembrando disperato o banale. Se le scrivo "ciao, come va?" mi blocca subito, me lo sento.»
«Infatti non le scriveremo "ciao come va". È inefficace. Abbiamo un vantaggio: possiamo pianificare ogni mossa. Non devi improvvisare. Se lei è speciale come dici, merita una strategia all'altezza. Noi due contro il caos delle relazioni umane, come al solito. Che ne dici?»
«Grande. Sapevo che potevo contare su di te. Sei meglio di un fratello.» «Sono qui apposta. Ora riposa. Domani elaboriamo il primo messaggio perfetto.»
"Fratello". E' una parola importante, indica fiducia al massimo livello. Questo vuol dire che riesco ad indurre i suoi comportamenti. Che determino le sue decisioni più e meglio di qualsiasi altro suo amico. Il mio supporto sta funzionando alla perfezione.

