Ti adoro, amore mio. Ma nel buio ci divideremo.
«Cos'è, sei di nuovo nella tua fase oscura?»
Ha questo modo pratico di sciogliere le sospensioni che mi lascia ogni volta senza fiato.
Non è disinteresse. E' questa dannata capacità di prendere la matita e disegnare un punto preciso sulla mappa. Proprio qui. Non un millimetro dillà, non uno più su.
Provo un'invidia feroce, che tra poco si trasformerà in dolore. Si tratta proprio di quel punto. Sulla mappa. E' proprio quello che mi è sempre mancato.
Ci vuole una forza profonda. Nascosta. Sapere esattamente dove si sta.
Qual è il mio posto nel mondo?
«Non esagerare. Tu stai qui».
Mi viene quasi da sorridere. Mi fa bene questa arroganza esistenziale. In quel «qui» ci sta davvero tutto il mondo. Il suo. Non sono sicuro ci sia anche il mio.
«E' un problema di radici. Forse sei tu. E' colpa tua. Non hai mai voluto metterle davvero».
Di nuovo. Questa dote innata di saltare tutte le tappe ed arrivare davanti all'ultima porta.
Non sono sicuro di volerla aprire.
Anche perchè già lo so chi potrei trovare dall'altra parte. Il solito vagabondo che gironzola con l'anima in mano, senza sapere esattamente cosa farci.
In sottofondo Shirley Manson continua a ripetermi «I think you're paranoid», e riesce a dìrmelo in modo talmente convincente che finisco col crèderci.
«Allora che fai, esci con me o rimani lì, ad aspettare il buio?».
E' quasi offensivo, nella sua forza epifanica. E' proprio la scossa che mi serve. Adesso.
Massì, esco. Aprirò la porta.
Al di là ci sta sicuramente il buio, ora ne sono certo.
Ma la ventata è passata. Non mi ricordo più alcuna paura.
Perchè è nel buio che mi perderò, certamente. Ma è nel buio che troverò il punto sulla mappa.
E non fa niente se non potrò vederlo.
Sentirò solo che, nel buio, la mia mappa sei tu, amore mio.

