E' passato l'ultimo giorno dell'estate, ma nessuno se n'è accorto.
Apro la finestra perchè fa ancora caldo, ma più tardi la sentirò dire: «Chiudi, che s'è rinfrescato».
Entra una luce strana, improbabile. Dopo le esplosioni di sole che ci hanno braccato senza sosta, mi piace questa specie di penombra.
Mi accomodo nell'angolo giusto per la mia musica, ed è adesso il momento nel quale mi accorgo proprio che l'estate è finita.
Scelgo note diverse, quelle dai colori più tenui.
Ballate dolci che allungano le vocali senza esaurirle. Suoni che si ripetono trasportati da onde leggere, niente spumeggiamenti.
«Ricordi dov'eravamo un mese fa?»
Si, me lo ricordo, ma non vorrei. E ce l'ho un po' con lei, che mi costringe ad aprire l'album dei ricordi.
Non sono sicuro che mi faccia bene.
Indietro ci stanno solo le tracce di un cammino che non potrò ripercorrere mai più, neppure se decidessi di volerlo fare.
Meglio guardare avanti.
Adoro andare a guardare cosa ci sta dietro l'angolo.

