C’è qualcosa di profondamente nostalgico, quasi arcaico, nel vedere le piazze di una grande nazione europea riempirsi non per un rigore negato al novantesimo o per la polemica da bar televisivo, ma per un diritto profondo come quello per la casa. La Spagna, in queste settimane, ci sta impartendo l'ennesima lezione dolorosa e bellissima. Le piazze di Madrid, Barcellona e decine di altre città si sono fatte fiume in piena, cariche di tende, di striscioni e di una rabbia lucida. Il motivo? Il piano casa, o meglio, il fallimento di quei decreti e la bolla di un mercato immobiliare che ha trasformato il diritto a un tetto in un lusso per pochi eletti.
La miccia si è accesa quando il congresso dei deputati ha affossato i decreti sulla casa: uno scontro frontale tra la disperazione reale del Paese e i giochi d'apparato della politica. Da un lato il governo in affanno, dall'altro un blocco parlamentare che ha fatto saltare il banco. Ma la vera notizia non è solo la caduta dei decreti o lo spettro, ormai concretissimo, di elezioni anticipate: la vera notizia è il colpo di reni di un popolo intero.
Migliaia di persone non si sono rinchiuse nell'indignazione dei soliti leoni da tastiera dei social network; hanno occupato fisicamente la Puerta del Sol e i viali di mezza Spagna. Hanno gridato che la speculazione è un'invasione e che il caro-affitti sta svuotando la dignità delle famiglie.
Guardando la Spagna da qui, da questo nostro angolo di Mediterraneo assuefatto a tutto, tranquillo, pacioso, annoiato nella melma, è difficile non provare un senso di vuoto misto a invidia. Lì un governo si dimette, i ministri affrontano la piazza e la crisi istituzionale si consuma sul terreno calpestato di chi non riesce a pagare l'affitto alla fine del mese. Qui da noi ci siamo appena lasciati alle spalle un'estate bollente nella quale molti cittadini non hanno avuto il permesso di andare in spiaggia, o portarsi un panino da casa, o trovare un buco in quella libera, perchè già occupata da un altro tipo di abusivismo.
A noi il perimetro della passione civile si è ristretto ai confini di un rettangolo verde o alle curve da stadio. Ci indigniamo per la moviola, urliamo per un fallo di mano, ma tolleriamo riforme silenziose che smantellano i diritti fondamentali senza che un solo clacson suoni per strada. Gli spagnoli, pieni dei difetti che abbiamo tutti, ci ricordano che la democrazia è una cosa viva, ruvida, faticosa.
E che la politica dovrebbe avere paura quando calpesta i diritti di un intero popolo.

