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Martedì, 06 Ottobre 2026
Politica

Spagna. Quando la casa diventa patria

Rispetto profondo per un popolo che non china la testa e, inutile negarlo, un pizzico di amara invidia per chi sa ancora stringersi attorno a un problema reale.
Di mm MARTEDì, 06 OTTOBRE 2026
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C’è qualcosa di profondamente nostalgico, quasi arcaico, nel vedere le piazze di una grande nazione europea riempirsi non per un rigore negato al novantesimo o per la polemica da bar televisivo, ma per un diritto profondo come quello per la casa. La Spagna, in queste settimane, ci sta impartendo l'ennesima lezione dolorosa e bellissima. Le piazze di Madrid, Barcellona e decine di altre città si sono fatte fiume in piena, cariche di tende, di striscioni e di una rabbia lucida. Il motivo? Il piano casa, o meglio, il fallimento di quei decreti e la bolla di un mercato immobiliare che ha trasformato il diritto a un tetto in un lusso per pochi eletti.


La miccia si è accesa quando il congresso dei deputati ha affossato i decreti sulla casa: uno scontro frontale tra la disperazione reale del Paese e i giochi d'apparato della politica. Da un lato il governo in affanno, dall'altro un blocco parlamentare che ha fatto saltare il banco. Ma la vera notizia non è solo la caduta dei decreti o lo spettro, ormai concretissimo, di elezioni anticipate: la vera notizia è il colpo di reni di un popolo intero.


Migliaia di persone non si sono rinchiuse nell'indignazione dei soliti leoni da tastiera dei social network; hanno occupato fisicamente la Puerta del Sol e i viali di mezza Spagna. Hanno gridato che la speculazione è un'invasione e che il caro-affitti sta svuotando la dignità delle famiglie.


Guardando la Spagna da qui, da questo nostro angolo di Mediterraneo assuefatto a tutto, tranquillo, pacioso, annoiato nella melma, è difficile non provare un senso di vuoto misto a invidia. Lì un governo si dimette, i ministri affrontano la piazza e la crisi istituzionale si consuma sul terreno calpestato di chi non riesce a pagare l'affitto alla fine del mese. Qui da noi ci siamo appena lasciati alle spalle un'estate bollente nella quale molti cittadini non hanno avuto il permesso di andare in spiaggia, o portarsi un panino da casa, o trovare un buco in quella libera, perchè già occupata da un altro tipo di abusivismo. 


A noi il perimetro della passione civile si è ristretto ai confini di un rettangolo verde o alle curve da stadio. Ci indigniamo per la moviola, urliamo per un fallo di mano, ma tolleriamo riforme silenziose che smantellano i diritti fondamentali senza che un solo clacson suoni per strada. Gli spagnoli, pieni dei difetti che abbiamo tutti, ci ricordano che la democrazia è una cosa viva, ruvida, faticosa.


E che la politica dovrebbe avere paura quando calpesta i diritti di un intero popolo.