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Venerdì, 06 Novembre 2026
Politica

Operazione «Donald chi?»

La vedete anche voi la marea? Ecco a voi il miserabile fuggi fuggi dei fedelissimi. «I resti di quella che fu una delle più ignobili ideologie del secolo abbandonano in disordine e senza speranza le praterie politiche che avevano occupato con orgogliosa sicurezza.»
Di mm VENERDì, 06 NOVEMBRE 2026
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C’è un silenzio assordante nei palazzi del potere, interrotto solo dal rumore frenetico di migliaia di profili social ripuliti con la cura di una scena del crimine. La sconfitta elettorale di Donald Trump ha innescato un fenomeno geofisico senza precedenti: una ritirata strategica talmente rapida da far sembrare la marcia di Napoleone una passeggiata di salute. Fino a ieri sfilavano in corteo con cappellini color aragosta e cravatte rosso lacca; oggi, a guardarli, sembrano tutti appena usciti da un seminario sulla cooperazione multilaterale e l'atlantismo moderato.


Il primato della prestazione olimpica di salto della quaglia spetta, di diritto, a Roma. Per fortuna? A guidare l'avanguardia del pudore diplomatico c’è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che con l’espressione serafica di chi non ha mai visto una Convention repubblicana in vita sua ha chiarito il punto fermo: «Questo governo non è mai stato trumpiano». Una presa di posizione impeccabile, quasi scientifica. I selfie a Mar-a-Lago? Semplice turismo balneare. I proclami infuocati sul «vento del cambiamento patriottico»? Un commento meteorologico male interpretato. Nelle stanze della Farnesina si respira un sobrio respiro del vecchio, ma solidissimo, sollievo democristiano: l’arte di esserci sempre stati senza esserci mai stati veramente.


Non meno acrobatica la situazione tra gli alleati. Matteo Salvini, che per anni ha collezionato gadget di Donnie con la devozione di un filatelico compulsivo, sta completando un meticoloso inventario di cantina. Fonti vicine al Carroccio confermano che la celebre t-shirt «Trump 2024» è stata riclassificata come «pezzuola per lucidare i ponteggi di Pontida», mentre il celebre slogan «Make America Great Again» viene ora interpretato ufficialmente come «facciamo la A4 a tre corsie fino a Brescia».


Dall’altro lato di Piazza Colonna, Giorgia Meloni calibra il baricentro con rigore geometrico: «Noi dialoghiamo con le istituzioni, chiunque sia il presidente eletto». Del resto, i discorsi infiammati al CPAC (Conservative Political Action Conference) di qualche tempo fa non erano una dichiarazione di lealtà, ma solo un vivace saggio di dizione in lingua inglese per tenersi in esercizio. Distruggere, distruggere subito i video nei quali Gioggia ha elogiato la leadership di Donald Trump. Già, ma quanti sono, accidenti? Per fortuna torna buona, anzi buonissima, l'umiliazione pubblica subita da Trump. Vedete? Non siamo mai stati amici!


Il copione del post-voto segue le regole universali del potere: quando il carro del vincitore si schianta contro il guardrail della storia, a bordo non si trova mai nessuno. Rimangono solo appunti sparsi, giacche blu d'ordinanza e una rassicurante certezza: nessuno ha mai conosciuto quel signore biondo con la cravatta lunga.