C'è un numero che, in questi giorni, sta vivendo una seconda giovinezza: è il 30. Per l'esattezza: il 30%.
Prima è toccato alla scuola: oltre alla soglia del 30%, in determinate condizioni, i bambini stranieri non possono essere concentrati nella stessa classe. Una misura presentata come strumento per garantire un adeguato equilibrio linguistico. Della serie: mi dispiace, bambino, ma sei arrivato tardi. Non ce l'hai un bosco, nelle vicinanze, dove andare ad abitare?
Poi, curiosamente, lo stesso numero 30 è ricomparso davanti al fisco. Secondo i dati dell'Osservatorio di Itinerari Previdenziali, il 30,22% dei contribuenti versa il 78,67% dell'Irpef. Solo che, in questo caso, il 30% non è quello da tenere fuori (dalla classe), bensì quello da tenere ben dentro (il bilancio dello stato). Perchè, i grandi dei non vògliano, se questo 30 non ci fosse più, sparisse oppure anche diminuisse, il paese finirebbe definitivamente in bancarotta. Della serie: cornuto, mazziato e pure pagatore.
Insomma: a scuola quel 30% è un problema perchè è davvero troppo grande. Invece, davanti al commercialista, lo stesso 30% è un problema perchè è davvero troppo piccolo.
Noi siamo uno di questo 30%. Non a scuola, eh. Ma nei conti dello stato.
E se provassimo ad invertire i contesti? «Mi dispiace, signore, lei ha già raggiunto il contributo del 30% di tutte le somme che versa nelle casse dello stato, quindi si accomodi: non può più pagare».
«Ma come? Che ingiustizia è questa?»
«Non insista. Ha già superato la soglia prevista. Deve lasciare spazio agli altri. Non ci costringa a denunciarla perchè si ostina ad andare oltre il 30%. E' legge dello stato, signore, e va rispettata scrupolosamente. Da tutti».
Il 30% che mantiene lo stato è quello che rimane in classe, da solo, mentre gli altri fanno ricreazione. Vanno in giro, mangiano, si divertono, fanno festicciole improvvisate. Invece, lui, sbocconcella qualche briciola portata da casa: niente distributore, niente bar. E, quando la lezione ricomincia, si prende pure gli sberleffi: «Ma perchè te ne stai chiuso qui in classe? Perchè non te ne vai in giro, a socializzare e divertirti?».
Ne siamo perfettamente consapevoli: siamo privilegiati. Abbiamo il privilegio di pagare la scuola, la sanità, i trasporti, il bonus monopattino, tutta la politica, da nord a sud, nei comuni e nel parlamento. Siamo talmente privilegiati che, se ci lamentiamo, ci sentiamo rimproverare: «Siete fannulloni, improduttivi ed egoisti!». Noi siamo il 30% che regge l'aula. Siamo troppi? Siamo pochi? Siamo stanchi.
Perchè abbiamo capito, finalmente, che il vero tetto del 30% non è quello della scuola.
È quello del soffitto fiscale, sotto il quale vivono tutti gli altri. I parassiti.

