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Giovedì, 01 Ottobre 2026
Società

La Francia bloccata dagli studenti: aule vuote, piazze piene

Dalle periferie parigine alle principali città, i liceali scendono in piazza contro i tagli alla scuola pubblica. Alla protesta si aggiungono i lavoratori con lo sciopero generale. Come mai qui da noi anche questa notizia è silenziata?
Di mm VENERDì, 02 OTTOBRE 2026
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Cancellate sbarrate da pile di cassonetti in fiamme, cori contro le misure di austerità. Persino nubi di gas lacrimogeno a disperdere i cortei improvvisati: è questo l'avvio dell'anno scolastico in Francia. Si è trasformato in un incendio di grandi proporzioni a causa di un vero e proprio scontro sociale. Protagonisti assoluti sono gli studenti delle scuole superiori (i lycées), scesi in piazza a centinaia di migliaia per contestare il degrado strutturale del sistema d'istruzione statale.


Era partito tutto dalla periferia parigina, e sembrava essere soltanto una mobilitazione circoscritta, diciamo di quartiere. Si è rapidamente estesa a macchia d'olio sull'intero territorio nazionale, paralizzando plessi scolastici a Lione, Lille, Marsiglia, Rennes, Bordeaux e Nantes.


Al centro della protesta vi è un malcontento che si trascina da tempo, ma che la ripresa autunnale ha drasticamente risvegliato. Gli studenti gridano contro le classi sovraffollate, visto che in aula arrivano regolarmente a 32-35 studenti, rendendo quasi insostenibile la didattica quotidiana. Contro la cronica carenza di docenti e personale, visti i migliaia di buchi nelle cattedre. Ma allargano la contestazione anche contro il divario territoriale: denunciano che i quartieri popolari e le periferie soffrono di uno specifico abbandono strutturale degli edifici, e a causa di una disparità di fondi che vengono stanziati per le scuole del centro.


La protesta degli studenti ha trovato una sponda naturale nello sciopero nazionale del pubblico impiego contro i tagli alla spesa pubblica previsti dalla nuova manovra economica, e così i giovani sono stati affiancati, nella protesta, anche dai lavoratori, a partire da quelli a loro più vicini: docenti e personale scolastico. La tensione è immediatamente schizzata a livelli di guardia, dato anche il gran numero di scuole coinvolte nella protesta. Quasi 500 sono gl'istituti, in tutto il paese, i cui studenti hanno scelto di lasciare vuoti i banchi per sfilare nelle strade. E numerosissimi sono anche quelli che sono stati occupati, o che sono stati interessati da un tentativo non riuscito di occupazione. 


Questa mobilitazione importante ma pacifica ha purtroppo consentito l'infiltrazione, davanti a diverse scuole, di gruppi radicali di soggetti incappucciati che hanno eretto barricate, appiccato roghi e bersagliato le forze dell'ordine con petardi e sassi, ed hanno dato vita ad una vera e propria guerriglia urbana. La polizia, ovviamente, ha risposto da par suo. Tra cariche e lacrimogeni, il bilancio appare già adesso pesante: decine di agenti e studenti contusi o feriti e oltre 400 fermi in tutta la Francia, la maggior parte dei quali minorenni.


La mobilitazione ha acceso un duro braccio di ferro nel confronto politico. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha condannato senza mezzi termini le violenze, ha parlato di «escalation irresponsabile» ed ha escluso qualsiasi possibilità di legittimare comportamenti che mettano a repentaglio la sicurezza di studenti e forze dell'ordine. Ovviamente, la maggioranza accusa l'opposizione di cavalcare la rabbia giovanile solo a fini strumentali.

La sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon ha invece preso le difese della mobilitazione studentesca, accusando il governo di criminalizzare il disagio giovanile e di ricorrere a una repressione poliziesca sproporzionata.

Gli analisti francesi sottolineano che, in un clima sociale teso per il carovita e le riforme di bilancio, la rabbia degli studenti rischia di trasformarsi nel detonatore di una bomba sociale che potrebbe scatenare reazioni molto più gravi.


Come per le proteste dei giovani tedeschi contro la nuova leva militare: come mai certe notizie, qui da noi, faticano a circolare?