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Venerdì, 09 Ottobre 2026
Tecnologia

Il web doveva unirci. Ma forse ci dividerà

Abbiamo inventato la rete globale per superare i confini. Quindi, ora, stiamo ricostruendo i confini direttamente dentro il web. In pratica: non ne azzecchiamo una.
Di mm VENERDì, 09 OTTOBRE 2026
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Negli anni  novanta il web sembrava destinato a cambiare il mondo. Una rete unica, accessibile a tutti, avrebbe ridotto tutte le distanze e reso del tutto inesistenti i confini nazionali. Il famoso villaggio globale: ricordate? La promessa era semplice: se tutti avessimo potuto comunicare con tutti, condividere informazioni e utilizzare gli stessi strumenti, forse avremmo avuto anche un mondo più vicino. Magari pure più giusto e più equo.


E' stato bello, e forse pure un bel po' ingenuo, crederci. Perchè, in realtà, è successo qualcosa di molto diverso.


Il web è ancora globale dal punto di vista tecnico, ma l'esperienza di chi lo utilizza, ossia esattamente di ognuno di noi, dipende sempre più dal luogo in cui si trova. La rete è la stessa, ma le regole sono assai diverse. Oggi ogni stato, e talvolta persino ogni regione, può stabilire regole differenti sulla privacy, sui social, sulla tutela dei minori, sulla disinformazione, sui contenuti illegali, su ciò che deve essere considerato offensivo oppure lecito. 


Un adolescente può avere accesso a una piattaforma qui, e trovarla sottoposta a restrizioni dillà. Un contenuto può essere consentito da una parte e rimosso dall'altra. Anche le modalità con cui un sito verifica l'età di un utente possono cambiare.

In questo modo il confine geografico, che ci eravamo illusi di aver definitivamente cancellato, si è evoluto: è diventato moderno, s'è trasformato in confine digitale.


La cosa notevole è che questa frammentazione non riguarda soltanto i regimi autoritari, o le democrature. Sono particolarmente le democrazie a produrre una quantità abnorme di regole per rendere la rete più sicura, più rispettosa della privacy e meno dannosa. Applicando, però, criteri che ognuno decide per conto suo. Le intenzioni sono spesso condivisibili, ma le conseguenze invece sono molto meno semplici.


Ad esempio: prendiamo la protezione dei minori. Se vogliamo proteggerli dai rischi dei social, abbiamo la necessità d'impedire l'accesso a chi non ha l'età prevista. Ma questo significa che abbiamo necessariamente bisogno di sapere, con assoluta certezza, qual è l'età dell'utente. Questo significa verifiche dell'anno mese e giorno, nuove identificazioni e nuovi sistemi di controllo. In soldoni: per poter proteggere la privacy, dobbiamo raccogliere talmente tante informazioni personali da infrangere, in pratica, quella stessa privacy che vogliamo proteggere. Il nonno diceva, ridendo: se nun sò pazzi nun li volèmo.


Ma la frammentazione del web ha conseguenze anche per i più grandi, ossia per le aziende. Una grande multinazionale può permettersi un portale adattato alle regole di decine di paesi diversi, con regole diverse, grazie ad un esercito di avvocati e tecnici a libro paga. Ma una azienda medio-piccola no: non se lo può permettere. Sapete cosa significa, questo? Che le normative pensate per limitare lo strapotere dei giganti tecnologici hanno l'effetto, paradossale, di ostacolare l'ingresso dei concorrenti più piccoli. 


Insomma: a noi pare che quella che doveva essere una meravigliosa utopia, la rete globale capace di moltiplicare le occasioni di libertà e sviluppo umano ed economico, si sia trasformata in opportunità reale solo per coloro che, le opportunità, già le avevano prima. Insomma: per i soliti. Abbiamo finito per creare una rete piena di buchi e, soprattutto, piena di nuovi confini. Che solo i grandi potentati sono in grado di superare agevolmente. Tutti gli altri, quelli per i quali soprattutto era stato pensato il web come occasione, stanno ancora lì, a fare la fila.


Siamo ad un passo dal dichiarare ufficialmente il fallimento della vecchia utopia digitale. Il web doveva eliminare le identità nazionali, ed invece le differenze culturali e politiche sono rientrate nella rete attraverso le leggi. E queste hanno prodotto regole. Che, incorporate nel web, hanno finito a loro volta per rinforzare ed esaltare le differenze.


Abbiamo festeggiato entusiasti l'inizio di questa nuova era con la caduta di un muro. 

Ma, forse, non eravamo ancora pronti ad eliminare i confini dalla nostra mente.


Esattamente come, in modo ridicolo, abbiamo creato l'utopia di Schengen per consentire poi, al primo sovranista che passa, di trovare la scusa per sospenderla.