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Martedì, 29 Settembre 2026
Politica

I giovani tedeschi: «No alla leva militare»

In decine di città tedesche migliaia di studenti sono scesi in piazza: protestano contro la riforma della leva militare. Contestano il nuovo censimento obbligatorio. A fare la guerra proprio non ci pensano. In quali mani metteremo tutte le armi che stiamo producendo?
Di mm MARTEDì, 29 SETTEMBRE 2026
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Dalle aule scolastiche alle piazze il passo è brevissimo, in Germania. Decine di migliaia di giovani tedeschi hanno chiuso i quaderni e sfilato in diverse città della Germania (Berlino, Amburgo, Monaco, Francoforte, Norimberga) per opporsi al nuovo piano di arruolamento promosso dal governo federale.


Al centro della contestazione vi è la riforma con cui Berlino intende colmare i vuoti d'organico della Bundeswehr (=le forze armate tedesche), introducendo una procedura che molti studenti denunciano come un’anticamera mascherata della coscrizione obbligatoria, sospesa nel paese dal 2011.


Il pomo della discordia, in particolare, sarebbe il modello svedese e il questionario obbligatorio. Il piano del ministro Pistorius riprende infatti il modello in vigore nei paesi scandinavi. Prevede che tutti i cittadini, al compimento del 18 anno di età, ricevano un questionario per indicare attitudini, competenze e disponibilità a prestare servizio.


Per i maschi diciottenni la compilazione è obbligatoria, mentre resta facoltativa per le donne, per via di altri vincoli legislativi. In base alle risposte, una parte consistente dei giovani riceve la convocazione a una visita medica e attitudinale, anch'essa con obbligo di presentazione. Il servizio militare attualmente è volontario, ma con una clausola di riserva: poichè la Bundeswehr ha calcolato un fabbisogno tra 5000 e 10000 nuove reclute all'anno. Per raggiungere tale quota ed addestrare adeguatamente le reclute, rendendole così davvero utili in caso di necessità, il provvedimento include la possibilità di riattivare la leva obbligatoria. Se la quota di volontari non dovesse essere sufficiente.


I collettivi studenteschi e i movimenti pacifisti ritengono inaccettabile la reintroduzione forzata di una visita militare e del censimento anagrafico. Durante le manifestazioni, molti giovani hanno strappato simbolicamente in piazza i moduli informativi e le comunicazioni delle forze armate, al grido compatto di «Non siamo carne da cannone».


I giovani, nel complesso, contestano la militarizzazione della società, la priorità di spesa data alle armi e, ovviamente, temono l'escalation guerrafondaia. A causa delle continue tensioni internazionali, temono che questo primo passo burocratico trasformi la loro generazione nella riserva che, in caso di conflitto, sarà mobilitata e spedita al fronte.


Il ministero della difesa tenta di difendersi. Questa decisione, afferma, è solo un aggiornamento dei registri per la verifica dell'idoneità. Sulla base dei requisiti minimi indispensabili per la sicurezza nazionale, e per garantire che la Bundeswehr possa rispettare gl'impegni presi in sede NATO. E' un vero e proprio scontro generazionale, che potrebbe estendersi anche in altri paesi europei.