C'è una sensazione di sconforto che ci gira nell'anima da ieri. Da quando s'è diffusa a macchia d'olio una specie di polemica politica della quale, sinceramente, avremmo fatto volentieri a meno. E dalla quale ricaviamo lo sgradevolissimo sapore che, se il vecchio ha fallito e deve essere messo in pensione, il nuovo che avanza non preannuncia niente di buono.
Poichè, da sempre, noi siamo stati capaci solo di farci nemici, perchè abbiamo sempre preferito la scomodità di dire quello che pensiamo davvero, senza curarci di essere complici di alcuna consorteria, non abbiamo altra scelta che essere coerenti con noi stessi anche stavolta. Non ci interessa fare alcun riassunto dettagliato della situazione: se non sapete di cosa stiamo parlando, vuol dire che non siete interessati nè alla politica, nè ad Anagni. Liberissimi: potete andare a seguire x-factor.
Ieri un giovane anagnino ha pubblicato, su facebook, l'ennesimo bombardamento contro la sinistra ed i partiti di centrosinistra della città. La prima cosa che vogliamo mettere in chiaro è che, fondamentalmente, il giovane che ha sparato a zero sui partiti di centro sinistra ha detto alcune cose che pensiamo anche noi. Alcune. Puntiamo all'essenziale: che fine ha fatto la sinistra? E' entrata in un lungo tunnel buio. Da tanto tempo si è avvitata intorno ad una profonda crisi esistenziale che ha devastato le basi ideologiche, politiche, di rappresentanza, e l'ha costretta ad avviare una riflessione molto attenta, e dolorosa, per ritrovare il senso della propria missione. Non è problema solo locale: è questione che investe tutta la società. Questa ri-programmazione si è resa necessaria a causa di una collezione di errori, di fallimenti, di compromessi estremamente ampia. Non stiamo parlando di un solo partito, ma di tutta la variegata galassia di centrosinistra, che comprende un numero di formazioni spesso maggiore del numero di iscritti che sostengono concretamente l'attività politica. E, sebbene non sia questo l'ambito della discussione, questa crisi è partita dall'alto: ben prima della Schlein, del campo largo, del vaffanculo day. Tutte cose che, anzi, sono conseguenza di quella crisi.
Questa situazione, poichè di natura politica, è certificata: basta andare a ricontrollare l'andamento dei risultati elettorali degli ultimi 20 anni, a tutti i livelli, per constatare che esiste una dinamica discendente particolarmente marcata. Che ha prodotto, da un lato, le sconfitte del centrosinistra, costretto ad accettare talvolta governi tecnici, senz'anima, che hanno peggiorato il sentimento politico della sua base. Dall'altro, l'aumento vertiginoso dell'astensionismo. Certo: non è possibile ascriverlo interamente ai partiti del centrosinistra, ma è consolidata l'opinione che recuperarne gran parte farebbe risalire il centrosinistra, e gli permetterebbe di sconfiggere le destre estreme. Questa lettura storica è, più o meno, accettata da tutti. Quindi il giovane che l'ha riproposta, adattandola alla realtà della nostra città, non ha scoperto l'acqua calda. E neppure una rivoluzionaria fonte di energia alternativa, cosa che mai come oggi ci farebbe davvero tanto comodo. Ha (ri)detto una cosa della quale siamo consapevoli. E che non ci piace non perchè l'abbia detta lui, ma perchè purtroppo ci addolora. Insomma: se cercava di dimostrare l'originalità di un pensiero, la prox volta parleremo della terra che non è quadrata, d'accordo?
Abbiamo specificato che ci sono alcune cose sulle quali concordiamo. Ma ce ne sono molte altre che sono responsabili di quella sensazione di sconforto di cui parlavamo all'inizio. Non ci portano ad odiare nessuno, ma a disperarci un pochino di più. Innanzitutto non abbiamo potuto evitare di notare la causa specifica che ha generato il pensiero originalissimo di questo ragazzo. Perchè se n'è uscito con questa grande novità? Mirabile dictu: a causa di un like su facebook! Non è un errore: è proprio così. Il segretario cittadino di SI ha messo mi piace ad una vignetta satirica postata da un notissimo ex sindaco anagnino, vignetta nella quale si ironizza su un attuale assessore comunale. E' importante dire che i due protagonisti (l'ex sindaco e l'attuale assessore) condividono una ideologia di destra estremamente profonda. Insomma appartengono alla stessa famiglia politica, ma si sa: «dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io». Incuriositi, noi siamo andati a vedere la vignetta: ci è sembrata simpatica, ma nulla più. Una di quelle cose che si fanno tra amici/nemici: ci si prende un po' in giro, bonariamente. Non stiamo parlando dell'oscar per la satira, cribbio: in fondo si tratta di facebook, e sappiamo bene che ci sta molto, ma molto peggio. Ebbene: il giovane in questione ha visto la vignetta ma ha purtroppo visto (mirabile visu!) anche il mi piace del segretario cittadino di SI. Quel like ha terremotato la sua sensibilità politica, e lo ha pertanto indotto a produrre il post sdegnato sulla crisi dei partiti di centrosinistra, e tutto il blablabla che ne è conseguito. Insomma: finalmente abbiamo l'evidenza scientifica, anzi laboratoriale, della crisi di cui sopra: un like su facebook! Colpa nostra: alle volte, ad una festa, ti presentano un tizio con lo sguardo timido che dice di chiamarsi Albert. E tu passi la serata a sghignazzargli dietro per colpa di quei capelli da pazzo. Poi lo rivedi sul giornale, con in mano il premio Nobel per la fisica, e riesci solo a dire: «ma è quello coi capelli da pazzo!».
I nostri ideali rimangono ancorati alla democrazia. Per questo, soprattutto in politica, riteniamo convintamente che tutti hanno il diritto di criticare chiunque e qualunque cosa. Ma è altrettanto evidente che la prospettiva è ugualmente importante. Ossia: da quale punto il giovane ha avviato la sua crociata? Dalle cose che dice non sembrerebbe essere un seguace della destra. Se è così, questo ci fa piacere. Dunque, probabilmente, possiamo ipotizzare almeno una simpatia proprio per quella sinistra che ama tanto criticare. Comprendiamo bonariamente. Ma ci chiediamo: dov'era il giovane, mentre la sinistra entrava in crisi? E dov'è tuttora il giovane, mentre il centrosinistra di Anagni lavora per risalire la china? Per recuperare la fiducia delle persone? Per elaborare delle proposte condivise? Forse preferisce concentrarsi sui like ma, sorpresa: c'è vita oltre la siepe. I partiti di sinistra di Anagni ci stanno provando. Persìno noi, nel nostro piccolo, ce le stiamo sporcando le mani. Ecco. Qui da noi c'è posto per tutti coloro che vogliono provarci. Poi, com'è ovvio, si può spernacchiare. Ma la politica è cosa ben diversa dall'intrattenimento. Ed un like, per noi, è solo questo.
Ecco perchè ci permettiamo di spostare un poco l'asticella tratteggiata dal giovane. E' vero: è colpa nostra. Perchè eravamo noi di sinistra che stavamo tra le persone. Che giravamo per strada. Che stavamo insieme a loro: in fila alla posta, al mercato, alla fermata dell'autobus che non passava mai, in mezzo alla corsia del pronto soccorso pieno di barelle coi malati parcheggiati per ore, in attesa di una visita, di un ricovero. Prima che si arrendessero e morissero da soli, nel caos. Eravamo noi a stare lì. A puzzare, a sporcarci, a gridare, a piangere, insieme a tutti. E' per questo che la gente ci votava. Perchè ci riconosceva. Magari non eravamo simpatici. Ma stare lì, insieme a loro, ci dava il privilegio di sapere. Di capire. Avevamo ben presenti i bisogni, le necessità, i sogni, le speranze delle persone. E quando dicevamo qualche c@zz@t@, ci fischiavano e ci mandavano via. Quando invece riuscivàmo a rappresentare esattamente il loro disagio, ci applaudìvano come fossimo stati eroi. Sentìvano che potevano fidarsi di noi e della nostra passione politica. Che aveva un unico obiettivo: la loro vita, i loro problemi, il loro futuro.
Abbiamo sbagliato: ha ragione, il giovane. Perchè il mondo è cambiato, e noi abbiamo accettato l'imposizione di una nuova narrazione politica. Quella fatta solo di social, di post, di like. Abbiamo abbandonato le strade e ci siamo fissati davanti al pc. Siamo diventati comunisti da tastiera, forse ancora peggio dei famosi leoni. Ma l'età comporta anche un filo di saggezza, proprio da contratto. E la saggezza consente, a volte, di vedere da più lontano il guazzabuglio del mondo. E, soprattutto, consente di vedere molto meglio dentro se stessi. Un giovane, in quanto tale, deve aspettare ancora un po'. Per questo forse non si accorge di essere esattamente figlio di quell'errore. E di riprodurlo fedelmente, nel momento stesso in cui ci si scaglia contro. Che c'entra un like con la politica? Può un mi piace ad una vignetta umoristica scatenare un pippone moralistico sulla crisi del centrosinistra? Intere epoche di ideologia, di lotte, di pensieri, di discussioni, inzuppate nell'aberrante microcosmo di un like? Se abbiamo sbagliato ad accettare questa nuova modalità di narrazione politica, forse è stato anche per venire ad inseguire i giovani come questo giovane, che sono spariti anche loro dalle strade. Che preferiscono soprattutto le sterminate praterie racchiuse nel cellulare. Che vediamo sempre aggiornatissimi e prontissimi su ogni sospiro virtuale. Che sono capaci di scandagliare la realtà virtuale molto più e molto meglio di come mai siamo riusciti noialtri a scandagliare quella delle piazze. Non gli sfugge mai neppure un like, a questi giovani, com'è evidente. La loro vita, il loro mondo, la loro politica è lì. Della serie: scarica la nuova app e cambi il mondo con un clik.
Nella discussione che è seguita alla predica, ad un certo punto il giovane ha tirato fuori questa frase: «l'esperienza non è automaticamente ragione». Ci pensiamo un attimo, e rimaniamo sospesi. La via di fuga di quella frase sta solo nell'avverbio: potremmo concordare sull'automatismo che associa esperienza=ragione. Ma nessun dubbio sull'esito finale: perchè esperienza vuol dire vita vissuta, che vuol dire conoscenza delle persone e dei contesti. Vuol dire sapere meglio da dove vieni, qual è il tuo ieri, quali sono i tuoi sogni. Significa saperti collocare in uno spazio più ampio dello schermo di un cellulare. Vuol dire assegnarti un riconoscimento pieno di rispetto: io so che tu sei qui, e questo punto intrattiene relazioni complesse con tutto ciò che ti circonda. Si dimostra di essere più consapevoli che le persone non possono essere giudicate solo dal primo buongiorno della mattina: occorre qualcosa di più. L'esperienza ti offre la capacità di vedere la prospettiva: è una maestra eccezionale. Il giovane, che non è affatto uno sprovveduto, s'è forse lasciato andare: ha assimilato l'esperienza all'anzianità. Ha voluto trasportare tutto sul piano di una rivendicazione generazionale: voi vecchi non avete automaticamente ragione perchè siete vecchi. Questo ha voluto dire: per rivendicare le ragioni che hanno, e ne hanno sicuramente, anche i giovani, semplicemente in quanto tali (beati loro). Ma ha commesso l'ennesimo errore, ed è un peccato non se ne sia accorto. Perchè il valore dell'esperienza prescinde dall'età. Un giovane di 30 anni ha molta meno esperienza di un adulto di 60, ma ne ha molta di più di un ragazzino di 15. Di nuovo: è la prospettiva a mancare. Il mondo non è quella linea piatta che somiglia all'orizzonte. E non è neppure quel cerchietto che qualcuno ha evocato, per cui a forza di spostarti ti ritrovi all'opposto di dov'eri partito, e prima o poi tornerai esattamente nel punto di partenza. E' una visione talmente miope che può essere buona solamente per un po' di propaganda. Ma quella spicciola assai.
Ecco. L'esperienza ti aiuta tanto a vedere il contesto, a riconoscere la complessità. Che non è figlia di linee rette nè di circoli più o meno magici, ma di intrecci. Che creano svolte, angoli bui, vicoli ciechi, ma talvolta anche autostrade dove correre all'impazzata. Ad esempio, il giovane in questione è parte del gruppo civico di Di Battista. Nulla da dire: tanti in bocca al lupo. Ma, visto che ha montato una predica sui nomi, sulle discendenze e sulle conseguenze (politiche) del centrosinistra, sarebbe il caso di capire. Ci dicono che, nel gruppo, lavora gomito a gomito con qualcuno che ha partecipato alle elezioni amministrative appoggiando un candidato molto molto amico del famoso ex sindaco di cui sopra. E stiamo parlando di un candidato proveniente (ma anche ritornante) dalla stessa famiglia politica. E' vero? Gli risulta? Dovremmo anche noi lanciare una crociata per annientare gli Albigesi? Naaa: non lo faremo. I peccati di gioventù politica sono i meno colpevoli. Il caro giovane è anche molto vicino ad un altro gruppo civico. Celeberrimo soprattutto per il suo disprezzo dei partiti, dei politici, e di un certo modo d'intendere la politica. Ci chiediamo allora se, per caso, se l'è fatta qualche domanda. Ad esempio, se si è chiesto per quale motivo alcuni adepti del gruppo si ostinino, nonostante le critiche, l'odio ed il disprezzo per il PD Anagni, ad essere in prima fila nel momento in cui si apre la campagna di tesseramento. Quale modo migliore per esprimere dissenso e disapprovazione, che non venire più a fare la spesa nel tuo negozio? Lamentano da tempo il nefasto attaccamento alle poltrone. Ci pare che l'attaccamento alle tessere sia ancora più insidioso. Il giovane che ha scagliato l'ennesimo anatema contro il centrosinistra se l'è fatta una domanda? E, magari, l'ha trovata una risposta? Noi ce l'abbiamo, eccome, ma tutto a suo tempo. Eppoi, i giovani hanno bisogno di fare i loro percorsi.
Hanno bisogno di esperienza, per l'appunto. Persino le intelligenze artificiali si differenziano per la loro capacità di comprendere i contesti. Più contesto tengono a memoria, più sono efficaci. E più ti daranno le risposte che vanno bene proprio per te.
La politica, esattamente come la vita, ha una sua complessità che non puoi permètterti di trascurare. Neppure se hai l'alibi della gioventù. E, nonostante la saggezza da contratto, non siamo ancora riusciti ad incontrare una sola persona che non abbia fatto errori. Che non abbia cambiato qualche posizione. Che non si sia pentita di qualche scelta. E che non abbia deciso, un bel momento, di voler essere migliore, e per questo provare a ricominciare daccapo. Tirandosi su le maniche. Neanche una. Non abbiamo mai conosciuto neppure un partito, nè un gruppo civico, esente da questo destino.
Ecco. Ci dispiace ma tutto questo, e molto altro che abbiamo deciso di tacere, noi non riusciamo proprio a vederlo dentro un like messo su facebook. Non ce n'è proprio traccia. Il nostro destino vale più di un emoticon.
L'unica traccia che vediamo è quella del fango che ci ritroviamo sotto le scarpe.
Noi la chiamiamo politica.

