Per generazioni gli americani hanno interiorizzato una storia che, nella sua forma più semplice, poteva essere riassunta in una convinzione quasi infantile: l'America sta dalla parte giusta della storia e, prima o poi, la storia le dà ragione.
Non era soltanto una questione di patriottismo. Era una vera interpretazione del mondo. Gli avversari degli yankees potevano essere aggressivi, crudeli, fanatici o semplicemente convinti che la democrazia fosse fragile. Ma proprio questa loro convinzione li avrebbe condotti all'errore fondamentale: scambiare il pluralismo per debolezza, la discussione per indecisione, la libertà per incapacità di reagire. E, prima o poi, questo fraintendimento fatale gli avrebbero dolorosamente fatto scoprire di essersi sbagliati.
Ma noi, che americani non siamo, sappiamo bene che questa idea, ovviamente, è molto (ma molto) meno convincente di quanto appaia. Perchè la storia ti chiede sempre un conto da pagare, soprattutto quando decidi di dimenticarla. Così possiamo dirlo direttamente: la vicenda americana è tutt'altro che lineare. E' attraversata da conflitti, contraddizioni, sconfitte, errori e persino cose delle quali sarebbe bene vergognarsi, ogni tanto. Una serie lunghissima di momenti nei quali il risultato di certe scelte non solo non era affatto predeterminato, ma ha finito con l'essere quasi l'opposto di ciò che la narrativa buonista di Hollywood continua a spacciare nel mondo. Persino la stessa sopravvivenza della democrazia americana, in alcuni passaggi della sua storia, è sembrata tutt'altro che garantita. Eppure, nella memoria collettiva, anche quelle crisi sono state ricomposte dentro una narrazione rassicurante: gli Stati Uniti possono inciampare, ma alla fine ritrovano la strada. Più forti e, soprattutto, più democratici e più liberi di prima.
Questo mito ha funzionato praticamente da sempre. Forse favorito anche dal fatto che gli Usa non hanno una loro classicità, dalla quale attingere la forza profondissima dei valori fondanti. I miti greci e romani, tanto per dire, sono clandestini in terra americana. E gli unici miti realmente autoctoni, ossia quelli degl'indiani americani, sono stati assiduamente rinchiusi in riserve sempre più piccole ed inaccessibili, diventando le vittime di una minuziosa opera di distruzione di massa.
Indubbiamente, la forza di quella narrazione è dipesa anche dal fatto che, per lunghi periodi, gli eventi sembravano confermarla. La rivoluzione americana aveva prodotto uno Stato che molti osservatori europei consideravano un esperimento destinato a fallire. La democrazia sembrava fragile e la schiavitù una bomba destinata ad esplodere. Eppure. Eppoi la guerra civile, e la convinzione europea che la società americana fosse troppo ricca, troppo comoda, troppo individualista per sostenere uno scontro prolungato con sistemi politici più autoritari e disciplinati. Eppure.
Eppure gli yankees hanno attraversato quelle prove. Ancora meglio: le hanno proprio superate. Le dittature sono state sconfitte, le guerre vinte, c'è stata l'affermazione del modello democratico occidentale ed infine il crollo dell'Unione Sovietica. Tutti passaggi nei quali gli Usa hanno avuto un ruolo assolutamente fondamentale. E che hanno contribuito a consolidare una convinzione radicata: una società democratica, libera, aperta può anche essere confusa e lenta, ma possiede una capacità di resistenza superiore a quella che i suoi nemici immaginano. E questa capacità affonda nell'incrollabile certezza di essere, proprio in virtù di quelle caratteristiche, dalla parte giusta della storia. Il bene vincerà sempre sul male. Ed i buoni siamo noi.
Da qui nasce una delle caratteristiche più profonde dell'immaginario yankee: la convinzione che l'errore dell'avversario consista proprio nel non capire l'America. E quindi nella sua incapacità di rendersi conto che, per la forza stessa del suo spirito fondante, non può che essere destinata a vincere. Sempre. Non è questione di se, ma solo di quando.
L'11 settembre 2001, in aggiunta a tutta la montagna di dolore che ha provocato, ha determinato invece anche questo: ha minato l'antica certezza, ha reso il mito yankees molto più difficile da sostenere. Ha seminato il dubbio. In una parola: ha cambiato la storia.
Infatti, a 25 anni dall'attentato, non è questione di mettere in discussione chi fossero gli aggressori. E neanche stabilire da quale parte stessero i buoni. Se è certo che l'America è stata vittima, mai come in questa circostanza la storia è stata dalla sua parte. Abbiamo tutti tifato per i buoni, ossia per gli yankees, e dunque l'America era destinata a vincere, come sembrava essere inscritto nel suo destino fatale.
Invece, proprio nel momento storico in cui gli Usa hanno davvero conquistato il ruolo di protagonista assoluto, che merita di vincere perchè è buono, perchè vogliamo tutti che vinca, e che il cattivo perda e paghi per le sue mostruosità. Ossia nell'unico momento storico in cui siamo stati davvero tutti americani, e abbiamo pianto con loro e ci siamo messi al loro fianco. Ebbene: è proprio in questo momento che, invece, gli yankees la loro battaglia sembrano non essere stati capaci di vincerla.
Gli Stati Uniti hanno certamente ottenuto risultati decisivi nella lotta contro al-Qaeda. Osama bin Laden è stato individuato e ucciso. La macchina militare e di intelligence americana ha dimostrato una capacità straordinaria di reagire e di perseguire per anni i responsabili degli attentati. Anche il principale ideatore operativo degli attacchi è stato catturato ed imprigionato. Ma l'intervento in Afghanistan è durato due decenni, ha avuto un costo umano enorme e si è concluso con il ritorno al potere dei talebani. Se si considera soltanto l'eliminazione di alcuni dei principali responsabili dell'11 settembre, si può parlare certamente di successo. Se invece si guarda al progetto politico complessivo costruito dopo gli attentati, il bilancio diventa molto più ambiguo. Ed è precisamente questa ambiguità a distinguere il post-2001 dalle grandi vittorie del passato. Già il fatto che si stia qui a parlarne, dopo tanti anni, dimostra che qualcosa è andato storto. Gli yankees hanno vinto? Si. Forse. Ma si tratta di una vittoria difficile da definire. Che significa, esattamente, aver vinto?
Il punto è che quell'attentato portato nel cuore dell'America ha aperto un'epoca che non si è chiusa con la morte dell'uomo che lo aveva organizzato. Insomma il problema più importante non riguarda il destino di Bin Laden. Negli anni successivi sono arrivati la guerra in Iraq, la lunga permanenza militare americana in Medio Oriente, la crisi finanziaria del 2008 e una crescente sfiducia nella capacità delle istituzioni di garantire un futuro migliore. Parallelamente, il quadro internazionale è diventato più instabile: le democrazie hanno perso sicurezza, i movimenti autoritari hanno guadagnato consenso e le vecchie alleanze occidentali sono apparse meno solide.
Non dipende tutto solo dall'11 settembre, certo, ma quell'evento è, come dicono proprio gli yankees, la sliding door che ha reso visibile le trasformazioni della società americana e dell'ordine internazionale, destinato a precipitare fino agli scenari odierni. E, da questo punto di vista, verrebbe quasi da chiedersi come è stato possibile tracollare fino a questo punto, in appena 25 anni! Il mondo intero sta pagando il prezzo di una guerra che l'America non è stata capace di concludere. Una guerra che, purtroppo, non solo non è stata vinta, ma rischia persino di essere persa, perchè la potenza di fuoco messa in campo ha preso la direzione di un fuoco amico che sta distruggendo il senso stesso dei valori democratici sui quali l'occidente ha costruito la propria forza.
L'avevamo già intuito, ma adesso stiamo iniziando a sentirlo sulla nostra pelle, nella nostra vita quotidiana, che l'11 settembre, insieme alle due torri gemelle, ha cominciato a sgretolare il senso stesso dei valori occidentali. Al punto tale che l'unica battaglia nella quale, assolutamente, gli yankees rappresentavano davvero i buoni, e volevamo tutti che vincessero, si è trasformata in un buco nero nel quale rischiamo di perdere il senso stesso della nostra storia.
Ci sono altre due torri che stanno continuando a franare, mattone per mattone, frammento per frammento: si tratta della democrazia e della libertà occidentali. Non sono ancora crollate del tutto, ma la ferita si allarga sempre di più. Doveva essere sconfitto un nemico esterno, invece ci stiamo aggranchiando su noi stessi. Ci stiamo suicidando.
Ed il discredito che ha precipitato l'immagine dell'America nel mondo ha oggi le sembianze di un presidente arrogante, bullo, incartapecorito dal suo linguaggio pagliaccesco. In appena 25 anni gli yankees sono transitati dall'essere quelli ovviamente buoni, e destinati a vincere, a quelli inaffidabili ed inattendibili, egoisti, ancora alle prese col razzismo ed in bilico sul burrone dell'autoritarismo antidemocratico. Neppure più l'occidente, oggi, fa il tifo per gli Usa.
E la storia i cattivi magari li illude. Per un po'. Ma poi li travolge.
Sempre.

