Ve lo ricordate? Correva l'anno 1993, mese di settembre. Giorno 10. 33 anni fa andò in onda il primo episodio di X-Files. Quando quella sigla inquietante e ipnotica è risuonata per la prima volta, non sospettavamo che Fox Mulder e Dana Scully avrebbero segnato per sempre le nostre vite. Perchè oggi, a 33 anni esatti dal primo episodio, non possiamo fare a meno di confessare che, ogni tanto, andiamo a rivederci qualche episodio. E continuiamo a goderne come se lo vedessimo per la prima volta.
Se guardiamo indietro ai 33 anni di X-Files, ci rendiamo conto che quella narrazione è stata molto più di un'indagine sul paranormale, sugli ufo o sui complotti governativi. E' stata molto di più. È stata, a suo modo, un'educazione alla meraviglia. E, soprattutto, alla speranza.
I want to believe non è mai stato solo il testo di quel celebre poster appeso nel seminterrato polveroso dell'FBI. Puntata dopo puntata, anno dopo anno, ha spalancato i confini della fantascienza per diventare una vera e propria dichiarazione d'intenti. Una bussola esistenziale.
Ancora oggi, per noi, credere non significa scrutare il cielo notturno per cercare dischi volanti pilotati da omini verdi. Significa, molto più radicalmente e molto più profondamente, rifiutarsi di cedere al cinismo e all'indifferenza. Da Mulder abbiamo ereditato l'ostinazione di cercare un senso e una verità anche quando questi sembrano nascosti nell'ombra. Da Scully abbiamo dato valore alla capacità di mantenere i piedi ben piantati a terra, sfruttando la razionalità, la logica, il rigore. Ma senza mai chiudere la mente alle infinite possibilità di ciò che non comprendiamo del tutto. Quel manifesto ha accompagnato il nostro desiderio di proseguire nella scoperta del mondo, fuori e dentro di noi. Di coltivare la curiosità.
In un mondo che sta scivolando verso un'arida robotizzazione, che sembra proiettato verso la scomposizione meccanica della realtà, dalla quale ci vogliono convincere scompariranno tutti gli angoli bui, e pure quelli in penombra, sentire ancora vivo, dentro di noi stessi, il want to believe ci pare più di un atto di resistenza pura. Ci sembra proprio rivoluzionario.
È la rivoluzione della speranza, incrollabile, che ci sia ancora spazio per lo stupore, per la scoperta di sé e degli altri, e per un futuro che nessuno ha scritto per noi. Nè grandi dei, nè omini verdi.
Buon anniversario, X-Files. E a tutti voi, fedelissimi compagni di viaggio. L'avventura nell'universo che sta fuori e dentro di noi continuerà sempre. Continuiamo a puntare le nostre torce nel buio. Continuiamo a fare domande e a cercare risposte. Il mondo avrà sempre bisogno di gente come noi.
Che, anche in mezzo alle tempeste cosmiche, continuerà a dire, ostinatamente: «I want to belive».

