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Mercoledì, 16 Settembre 2026
Politica

L'Ucraina sotto occupazione: la repressione diventa sistema

Le regioni ucraine occupate dai russi sono quelle nelle quali c'è il livello più basso di libertà del mondo intero. Parola dell'ONU. Come ci vivono oggi gli ucraini?
Di mm MERCOLEDì, 16 SETTEMBRE 2026
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Nei territori ucraini controllati dalla Russia, la perdita delle libertà individuali non appare come il risultato di singoli episodi, ma come l'effetto di un sistema che interviene progressivamente su ogni dimensione della vita quotidiana. Cittadinanza, lavoro, istruzione, proprietà privata e libertà di espressione sono diventati strumenti attraverso i quali l'occupazione modifica profondamente la vita della popolazione.


È questa la conclusione alla quale è giunta per il secondo anno consecutivo Freedom House, che ha collocato le aree occupate dell'Ucraina orientale e meridionale al livello più basso nella propria classifica mondiale della libertà, davanti anche a realtà come il Sud Sudan, la Corea del Nord e la Striscia di Gaza. Secondo l'organizzazione, il controllo esercitato dalla Russia combina sorveglianza, repressione, indottrinamento e appropriazione di risorse.


Uno degli aspetti centrali del processo di russificazione è rappresentato dall'imposizione della cittadinanza russa. Gli abitanti ucraini dei territori occupati vengono trattati come stranieri e, per poter accedere normalmente a sanità, servizi sociali, lavoro e proprietà, sono spinti ad acquisire un passaporto russo attraverso procedure semplificate. Il problema non riguarda quindi soltanto l'identità nazionale. Il documento diventa una condizione pratica per continuare a vivere nel proprio territorio.


Attraverso le testimonianze di numerosi cittadini ucraini è emerso che molti di loro sono stati allontanati dalla casa nella quale avevano vissuto per tutta la vita. Infatti, dopo essere stati costretti ad accettare la cittadinanza russa, sono stati accusati di spionaggio o tradimento, reati per i quali la legislazione russa prevede pene particolarmente severe. L'ONU ha documentato più di 400 casi di detenzione nei territori occupati associati ad accuse di tradimento e spionaggio, mentre il numero complessivo delle persone trattenute segretamente rimane impossibile da determinare. Tra le persone che scompaiono, ci sono testimonianze di riapparizioni durante processi farsa, e l'evidenza di ferite riconducibili chiaramente a torture. I familiari, invece, non sanno nemmeno se i loro cari siano ancora vivi.


L'occupazione incide pesantemente sulla possibilità di conservare la propria abitazione. Le norme introdotte dalle autorità russe permettono di classificare come senza proprietario gli immobili abbandonati, e di confiscarli se non vengono nuovamente registrati dal proprietario, che deve inoltre possedere la cittadinanza russa. Questo significa che, per chi è fuggito durante la guerra, tornare a casa può diventare estremamente difficile. A luglio di quest'anno, secondo il monitoraggio delle Nazioni Unite, oltre 60.000 proprietà private nei territori occupati risultavano classificate come prive di proprietario. Almeno 6.500 erano già state espropriate. Alcune sono state assegnate a veterani russi delle cosiddette operazioni militari speciali, altre vendute a persone provenienti dalla Russia, a condizioni favorevoli.


Ma il controllo non riguarda soltanto gli adulti. Nei territori occupati anche l'istruzione è stata profondamente modificata. Il sistema scolastico è stato riorganizzato secondo programmi russi, con un'impostazione anche militarizzata. I nuovi testi scolastici propongono la narrazione ufficiale del Cremlino: le regioni occupate vengono presentate come territori che non avrebbero mai realmente sostenuto l'indipendenza ucraina e che, al contrario, sarebbero storicamente russi. Per le famiglie che tentano di sottrarsi a questo sistema le conseguenze possono essere pesanti. I genitori che non iscrivono i figli alle scuole locali, oppure che scelgono per loro l'istruzione ucraina a distanza, possono essere multati e minacciati di perdere la potestà genitoriale. La scuola diventa così uno dei principali strumenti attraverso i quali si tenta di sostituire progressivamente memoria storica, valori ed identità.


La trasformazione del territorio va oltre la repressione, infatti anche l'uso della lingua ucraina o la manifestazione di simpatia per l'Ucraina possono essere ricondotti alla categoria dell'estremismo. Sebbene il diritto internazionale umanitario vieti alla potenza occupante di introdurre trasformazioni permanenti nei territori sottoposti al suo controllo, comprese quelle di carattere demografico, sociale ed economico, Mosca fa ciò che vuole semplicemente respingendo la definizione di territori occupati, e considera queste regioni parte della Federazione Russa, ritenendo quindi di avere tutto il diritto di applicare la legislazione russa.


Molte organizzazioni internazionali riconoscono in questi comportamenti i segni di un genocidio culturale. Infatti il rischio più grande consiste nel silenzio: con il passare del tempo, sarà sempre più difficile sapere cosa accade realmente nei territori occupati. La stessa riduzione delle segnalazioni giunte fino all'ONU rischia di essere scambiata per una diminuzione delle violazioni, quando invece, assai più plausibilmente, si tratta del risultato di una crescente paura.


In questo contesto, estremamente drammatico, la resistenza assume a volte forme inconsuete. Infatti, nonostante la pressione esercitata per ottenere la cittadinanza russa, molti abitanti conservano ancora il proprio passaporto ucraino. Alcuni lo nascondono sotto le assi del pavimento, altri lo sotterrano in giardino. Perchè, in un ambiente nel quale persino dichiarare la propria identità può diventare pericoloso, quel documento assume un significato che va molto oltre il suo valore amministrativo.


Rappresenta la memoria di una identità che si vuole poter tornare a vivere apertamente.